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Messi, l’emiro del calcio

Messi, l’emiro del calcio - immagine 1
Di Stefano Impallomeni. Un film, più che un mondiale vinto. La partita del secolo e Messi che diventa Maradona. Lui e Diego, una sorta di magia attesa 36 lunghi anni finalmente compiuta.

Stefano Impallomeni

E che questa partita ora sia trasformata subito in un film, perché nella ultima e gloriosa di Messi in un mondiale c'è una sceneggiatura unica che investe ognuno. Anche i perdenti come Mbappé (capocannoniere con 8 reti) autore di una tripletta storica o le manone d'oro di Martinez che prima nega a Kolo Muani il potenziale match point e poi con abilità uniche, come era accaduto contro l'Olanda ai quarti, risolve la partita del secolo.

Partita del secolo

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Ognuno importante dietro il trionfo di Messi. E ognuno meritevole di nota oltre l'esito. Un film, più che un mondiale vinto. La partita del secolo e Messi che diventa Maradona, superandolo tra record irraggiungibili in attesa del percorso di Mbappé. Tutti bravi e tutto bello. Argentina-Francia è e sarà probabilmente la partita del secolo nell'edizione più controversa tra presunti casi di corruzione e altro. Una finale da sogno, un'onda indescrivibile di emozioni, ribaltoni, speranze perdute e ritrovate che sintetizzano l'inseguimento di Messi verso il suo sogno voluto con una determinazione infinita. Una storia tutta Argentina, al suo terzo titolo mondiale della storia. E, allora, ecco perché questa partita andrebbe trasformata in un film con anche Maradona protagonista. Perché è come se il corpo di Maradona si fosse impossessato di quello di Messi. Qualcosa di impressionante il filo che unisce i due fuoriclasse che meritano di essere raccontati in un'unica storia. Messi ce l'ha fatta. E ha vinto perché non ha mai giocato così in vita sua con la maglia della nazionale. E non perché abbia giocato meglio. Lo ha fatto quasi sempre in carriera (e che numeri, che partite), ma questa volta ha saputo guidare in modo eccellente un gruppo di valore, pesando gli umori e gli istinti dei compagni, esaltando e raffreddando le menti di tutti, anche dei tifosi, come non era mai riuscito in passato.

Messi maradoniano

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Messi unicum. Così, appunto maradoniano, carico, certo di potercela fare. Avevamo fiutato l'epilogo, nonostante il nuovo che avanza, il sensazionale Mbappé che ne sarà probabilmente l'erede e che non tradisce il suo ruolo di fenomeno assoluto. Messi che si sblocca, definitivamente, quando Maradona ci lascia appena due anni fa. Messi che smarca l'ultimo imbarazzo, il complesso. E lo fa da gigante. Copa America e Mondiale conquistate in un anno e poco più. 2021 e 2022. Messi e Diego, una sorta di magia attesa 36 lunghi anni finalmente compiuta. Finalmente campione del mondo. È lui il migliore di tutti. Messi nell'Olimpo. 18 anni a livelli divini e contano poco ora i paragoni con Maradona quando stracci ogni tipo di record. A ogni re la propria corona, anche se la missione di Messi è riuscita superando ogni aspettativa riempiendo il foglio bianco dei quattro precedenti mondiali disputati. Perle, leadership e agonismo puro. In Qatar Messi è stato circolare come mai, tecnica a parte. Trascinatore lucido di una squadra compatta che lo ha seguito senza condizioni. Come Maradona lo aveva fatto in Messico nel 1986, lui lo ha saputo fare nel 2022. Incredibilmente simile il copione. Argentina avanti Germania che recupera, poi Burruchaga che timbra la Coppa. Qui Messi fa doppietta e fa meglio, poi Mbappé si mette di mezzo. È una fuga e una rincorsa continua fino ai rigori decisivi. Messi, alla fine, in cima al mondo. Completo y final. In gloria, tra lacrime di gioia. Un film. Messi, l'emiro del calcio, che entra nel posto che merita. Tra i più grandi di sempre con Maradona che lo guarda dall'alto fiero e contento.