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Messi: “I primi giorni a Parigi? Accompagnati i bimbi a scuola io e Antonella abbiamo pianto…”

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A pochi giorni dalla "Finalissima" contro l'Italia Leo Messi parla di tutto, soffermandosi in particolare sul primo anno a Parigi.

Redazione Il Posticipo

A pochi giorni dalla "Finalissima" contro l'Italia Leo Messi parla di tutto, soffermandosi in particolare sul primo anno a Parigi. Una esperienza non facilissima né felicissima, ma che ha lasciato nella Pulce voglia di riscatto. Le parole del fuoriclasse argentino sono riprese da TYC Sport.

PARIGI - Da Barcellona a Parigi. "Onestamente è stato un anno duro e difficile. Ho vissuto più a Barcellona che in Argentina. La verità è che non avevo intenzione di cambiare nulla. Per quanto riguarda i miei figli e la famiglia, Thiago ha tenuto tutto per sé, non mi ha mai detto nulla. Gli è mancata Barcellona e i suoi amici ma si è adattato. Mateo ha un carattere diverso, si relaziona più facilmente. Ciro iniziava la scuola per la prima volta, non aveva molte scelte. Tutto però è andato bene e ci ha tranquillizzato molto. Per me e Antonella è stato più difficile. Ricordo che il primo giorno in cui li abbiamo portati a scuola è stato terribile. Siamo usciti entrambi piangendo. Ci siamo chiesto cosa facessimo qui, cosa è successo. Fortunatamente è andato tutto bene, i bambini sono dei fenomeni".

FISCHI - Anche il calcio francese è differente. Neymar ha spiegato che Messi non è stato capito sino in fondo. "Mi sono dovuto anche abituare a un nuovo modo di giocare e vivere il calcio. Era tutto nuovo, oltretutto ho iniziato il campionato in ritardo e sono arrivati i problemi al ginocchio quindi il Covid. Poi è arrivata l'eliminazione in Champions, che per come è maturata, è stata un duro colpo. Conosco il Real, sapevo che quel che è accaduto poteva succedere esattamente come a tutte le altre. I fischi sono una novità. Non mi era mai successo ma è comprensibile in relazione alle aspettative, alla squadra che eravamo e perché non è la prima volta che capita una situazione del genere al Paris. Dopo i fischi ho chiesto cosa avessero detto o sentito i bambini, non mi piaceva l'idea che la mia famiglia fosse lì. In ogni caso, sono convinto di poter capovolgere la situazione. Il prossimo anno sarà diverso, conosco il club, la città, sono un po' più a mio agio".