Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

calcio

Messi: “Amo il Barcellona, ma non so se resterò. Se dovessi andarmene lo farei nel miglior modo possibile e per poter tornare al club in futuro”

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Messi ama il Barcellona, ma non sa se resterà. La Pulce ha parlato di tutto. 

Redazione Il Posticipo

Messi ama il Barcellona, ma non sa se resterà. La Sexta ha trasmesso una delle interviste più attese degli ultimi mesi in cui la Pulce ha parlato di tutto.

BARCELLONA - Messi ha aggiornato il... mondo sulla sua situazione. "Adesso sto bene, ho passato un brutto periodo per tutta l'estate, poi è successo quello che è successo. Mi riferisco al burofax e tutto il resto. All'inizio mi sono portato un po' dietro tutta la situazione ma adesso voglio lottare sino in fondo per tutto quello che abbiamo davanti. Il club sta attraversando un momento molto difficile anche a livello societario e sappiamo che sarà difficile tornare ai livelli di qualche anno fa. Come ho sempre detto, il Barcellona è la mia vita. Sono qui da quando avevo 13 anni. Sono cresciuto qui, ho vissuto più a lungo a Barcellona che in Argentina. Ho imparato tutto mi sono formato come giocatore e come persona. Ho sempre dato tutto per il club, ​​amo la squadra e la città al club ​​anche i miei figli sono nati qui. Molte persone parlano senza sapere, sempre di più. Oggi si possono raccontare anche le bugie e non succede niente. La gente ci crede perché chi legge i giornali e segue la televisione crede praticamente a tutto. E anche se non sempre tutto è vero non posso controllarlo. Non ho nulla di chiaro fino alla fine dell'anno. Ora penso solo a finire la stagione e vincere titoli. Ho sempre avuto il sogno di vivere negli Stati Uniti. Oggi sono concentrato su questi sei mesi, poi non so neanche io cosa fare. Ci sono molte persone del Barça che mi amano ancora: voglio vivere a Barcellona ed essere nel club in qualche modo quando mi ritirerò. Non so se me ne andrò, ma se lo facessi, vorrei andarmene nel miglior modo possibile e poter tornare al club in futuro. Il Barcellona è molto più grande di qualsiasi giocatore".

 BARCELONA, SPAIN - DECEMBER 16: Lionel Messi of FC Barcelona runs with the ball during the La Liga Santander match between FC Barcelona and Real Sociedad at Camp Nou on December 16, 2020 in Barcelona, Spain. Sporting stadiums around Spain remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by David Ramos/Getty Images)

BUROFAX E ADDIO  - Rimanderebbe, però, il burofax. "Se fossi andato a processo, gli avvocati mi hanno detto che avrei avuto ragione, ma non volevo lasciare Barcellona in quel modo. Per tutto l'anno ho detto che volevo andare via. Ho anche chiesto che mi aiutasse, ma ho ricevuto solo dei no. Era un modo per renderlo ufficiale. Era arrivato il momento in cui pensavo di aver completato un ciclo, è stata una decisione molto difficile da prendere. Neanche la mia famiglia voleva trasferirsi, i miei figli mi hanno detto di non andarmene, ma era quello che provavo in quel momento. Mi mancava l'aria volevo cambiare. Sapevo benissimo che questo sarebbe stato un anno di transizione. Io volevo continuare a lottare per vincere titoli". Si dice che Messi sia sempre stato legato a un progetto. "Dopo l'8-2 ero arrabbiatissimo. Il presidente ha cercato di farmi passare come il cattivo del film, ma io ho agito per come mi sentivo. Avevo deciso di andare ancora prima che partisse Suarez. Lasciarlo andare è stato folle, ha lasciato la squadra praticamente gratis andando a giocare in una squadra che lotta per i nostri stessi obiettivi. Non gioco per essere il migliore del mondo o per dirlo. Gioco per vincere e per dare alla mia squadra il meglio, non lo faccio per mettermi in mostra. Adesso Koeman sta cercando di far riprendere la squadra". In attesa delle presidenziali. "Preferisco non posizionarmi su nessun candidato, spero solo che chi prende la posizione, operi per rimettere il club dove merita, per quanto grande sia. Sarà una situazione difficile, non ci sono soldi".

UMANITA' - C'è spazio anche per il lato umano di Messi. "Mio padre e mia madre facevano sempre del loro meglio per farci festeggiare bene il Natale. Non avevamo lussi, ma non mancava nulla. Quando ho iniziato a fare il professionista, ho messo da parte il tifoso che avevo dentro. Ammiro anche altri sportivi, come Nadal, Le Bron e Cristiano. Non ho mai pianto per il calcio, ma per altro sì. Sono molto selettivo quando si tratta di scegliere con chi stare. La mia vita è normalissima e talvolta noiosa. Mi alzo, faccio colazione, porto i ragazzi a scuola, mi alleno. Poco altro". Il suo rapporto con Maradona. "Quando è morto mi è sembrato assurdo. Sapevamo che Diego non stava bene ma non potevo credere che fosse morto. Era qualcosa di terribile. Non mi ha stupito cosa è successo dopo la sua dipartita. Era normale che generasse qualcosa del genere. Personalmente non penso alla morte, anche se penso a cosa potrà succedere ai miei figli quando non ci sarò più. Non so cosa farò quando andrò in pensione, ma sicuramente qualcosa legato al calcio, anche se non mi vedo come un allenatore. Forse un direttore sportivo, che cerca di portare i migliori giocatori nel club per cui lavora".