Mertens trascina il vecchio Napoli

Mertens trascina il vecchio Napoli. Il digiuno del belga è coinciso con la rielaborazione dello spartito di gioco. Una volta rimodellato l’impianto, seppure con interpreti diversi, il folletto è tornato a far gol.

di Redazione Il Posticipo

Il Napoli torna dalla trasferta più breve del suo campionato riprendendosi la testa della classifica. Una sfida curiosa, questo del primo (e probabilmente ultimo) derby in serie A. Un match che mescola fortuna, fantasia, tattica e paura. Il Napoli vince trascinato da Mertens, ma a nessuno interessa il risultato, quanto lo stato di salute del calciatore belga uscito malconcio dalla sfida del Vigorito. Le notizie sono rassicuranti, ma che paura. Sarri può tirare un sospiro di sollievo. Ha il suo folletto e il “vecchio” Napoli.

Mertens, quanta paura

Il momento dello scontro mette i brividi. Una torsione innaturale. Un film già visto: il corpo a corpo con l’avversario, il contatto, l’urlo. Paura. Mertens esce con le sue gambe, ma a caldo è difficile valutare l’entità dell’infortunio. Bisognerà attendere gli esami e capire se nella notte la zona interessata si gonfia. Napoli e il Napoli trattengono il respiro. Intanto la squadra si è ritrovata. Continua a giocare bene, in verticale. L’azione del primo gol è tutta di prima, con annessa conclusione discutibile. Tiro cercato o cross uscito male? L’importante è il risultato.

Tornato il vecchio Napoli

Al netto delle condizioni di salute di Mertens, la sensazione è che Sarri abbia impiegato un mesetto per rimettere in ordine ingranaggi e impianto di gioco dopo l’infortunio di Ghoulam. E non può essere un caso che il lasso di tempo sia coinciso con il digiuno del belga. Una volta ritrovato lo spartito, seppur con interpreti diversi, il Napoli e Mertens sono tornati a volare a braccetto. Anche l’azione del secondo gol è figlia del “vecchio” Napoli. Un gioco pulito, semplice, dove non si sbaglia mai una scelta. Il calcio più intelligente e completo del campionato. Nessuno sbaglia mai un movimento senza palla. Ariva sempre con i tempi giusti e, al momento dell’ultimo passaggio, difficilmente il calciatore non recapita il pallone dove deve. La squadra  corre tanto e bene, mantenendo la lucidità necessaria per il suo compito di equilibratore e finalizzatore dell’azione. Non è solo il tocco, ma anche la circolazione di palla e la qualità della scelta è sempre superiore alla media.  Quella che basta per portare il vascello in porto con il vessillo tricolore.

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