Mazzola, tra Partita del Secolo e Coppa Italia: “Ci davano tutti per morti, la FIGC aveva comprato i biglietti di ritorno. All’Inter di Conte manca molto per crescere…”

Mazzola, tra Partita del Secolo e Coppa Italia: “Ci davano tutti per morti, la FIGC aveva comprato i biglietti di ritorno. All’Inter di Conte manca molto per crescere…”

17 giugno, cinquant’anni dopo. Il calcio italiano assegna il suo primo trofeo post-Covid proprio nell’anniversario della Partita del Secolo, Italia-Germania 4-3. E nessuno può sottolineare meglio una coincidenza così importante e significativa come Sandro Mazzola. Che guarda al passato, ma anche al presente.

di Redazione Il Posticipo

17 giugno, cinquant’anni dopo. Il calcio italiano assegna il suo primo trofeo post-Covid proprio nell’anniversario della Partita del Secolo, Italia-Germania 4-3. E nessuno può sottolineare meglio una coincidenza così importante e significativa come Sandro Mazzola. Il simbolo nerazzurro e della nazionale parla con AS guardando al passato, ma anche al presente.

COPPA ITALIA – È un giorno speciale, sono contento che coincida con l’anniversario. È un nuovo inizio. Vorrei che prima del calcio di inizio pensassimo tutti a quello che abbiamo vissuto. Ma poi, è giusto che la vita continui. E che torni il calcio”. E nel suo pronostico, Mazzola opta per la squadra sfavorita. “Mi piace il gioco del Napoli di Gattuso, ma battere la Juventus è sempre complicato. Se devo scegliere, dico gli azzurri”. Che in semifinale hanno battuto la sua Inter. “Ai ragazzi di Conte manca molto per crescere. Hanno creato occasioni, ma se non segni…”. Dall’altro lato, invece, le due grandi rivali: Juventus e Milan. Un match che all’ex azzurro non piaciuto: “Entrambe le squadre hanno dimostrato di essere fisicamente indietro rispetto a Napoli e Inter”.

PARTITA DEL SECOLO – Il pensiero però non può che andare a quella partita. E cinquant’anni dopo, i ricordi sono ancora vivissimi. “Dovevamo perdere, ci davano tutti per morti. Persino la Federcalcio, che aveva comprato i biglietti di ritorno. La Germania era più forte di noi, ma avevamo qualcosa in più. Eravamo l’Italia, una squadra che sa sorprendere quando meno te lo aspetti”. Quello fu il mondiale della “staffetta” con Rivera… “Potevamo giocare assieme, ma Valcareggi non voleva. Era un qualcosa che soffrivamo entrambi, ma è anche vero che facendo così le cose andavano bene. In fondo aveva ragione il mister”.

KAISER – Di fronte, Mazzola si trova un vero e proprio totem, anche…con un braccio in meno. “Beckenbauer era incredibile, atleticamente era fortissimo, ma aveva anche i piedi buoni. Guidava la squadra, gridava a tutti. Nella sua metà campo lo dovevo marcare io. Lui era difensore, ma iniziava tutte le giocate, come fanno adesso. Ci guardavamo male, soprattutto dopo qualche entrata dura. Non ci siamo chiesti scusa, ma ci rispettavamo. Speravamo che uscisse, ma niente, dava fastidio anche con un braccio al collo”. Un match simile però lascia parecchie scorie. E la finalissima contro il Brasile non è un rimpianto, nonostante gli azzurri ci arrivino scarichi. “Parliamo del Brasile di Pelè, non sarebbe cambiato nulla, erano imbattibili. Bastava guardare in faccia O Rei per avere la pelle d’oca. Ma il migliore di sempre resta Di Stefano. Uno che giocava in ogni zona del campo con la stessa qualità”. Un po’…come Mazzola.

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