Napoli, da incognita a…SuperMario Rui

Il Napoli piazza il colpo che serviva. Manita a Cagliari e allungo sui bianconeri. Adesso la pressione è tutta sulla Juventus. E che Mario Rui…

di Redazione Il Posticipo

Manita del Napoli. L’ultimo tocco è di Mario Rui. Per la serie, come cambia la vita in tre mesi, dopo aver giocato solo tre minuti. La fotografia di Cagliari-Napoli è nella pennellata su punizione nel finale. Una rete superflua ai fini del risultato ma che rende l’idea del dominio assoluto degli azzurri. Cagliari mai in partita, nonostante l’intensità messa in campo. Il calcio del Napoli è di un altro pianeta rispetto agli isolani. Il gol di Callejon ha rotto l’equilibrio e da quel momento in poi è stata una passeggiata: cinque azzurri in casa dei quattro mori. Quanto basta per allungare sulla Juve e mettere tutta la pressione possibile addosso ai bianconeri.

La metamorfosi di Mario Rui

Mario Rui dimostra forza e maturità. Ha sostituito Ghoulam, non uno qualsiasi. Ha sofferto e sopportato critiche e diffidenze. Le prime uscite non sono state certo confortanti. Tanta, anche troppa, timidezza. Oggettivamente impresentabile, per chi aveva negli occhi le sgroppate dell’algerino. Eppure il portoghese non si è mai arreso, consapevole che molto, se non tutto, dipendesse da una condizione fisica, più che tecnica. Ritrovata la forma e il ritmo partita, ha avuto ragione lui.  L’evoluzione è stata quasi naturale. Il senso tattico, del resto, non gli è mai mancato. Recupero e attacco degli spazi con precisione e tempismo. Cosi come nell’uscita con il pallone. Il capolavoro su punizione è solo l’ultimo tocco di un quadro perfetto.

Il lavoro paga

L’esterno sinistro portoghese è ormai una realtà del Napoli 2.0. All’inizio doveva abituarsi ai movimenti di questa squadra e viceversa. Mario Rui ha una percussione e una spinta diversa rispetto a quella dell’algerino. Ha completato la sua metamorfosi grazie al lavoro e all’applicazione. Ghoulam è un fluidificante d’attacco. Rui, di sostegno: decisivo ma in modo diverso rispetto all’algerino. Evidentemente meno esplosivo dal punto di vista fisico e meno dotato dal punto di vista tecnico, ma assolutamente utile nel contesto. In una squadra che gioca a memoria, è un ingranaggio che fa girare il motore azzurro, magari a regimi diversi, ma non per questo meno adeguati. In altre parole: più ordine che qualità, ma stessa efficacia. E da incognita si è trasformato…in SuperMario.

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