Mario Gotze, continua la maledizione della Coppa del Mondo

Mario Gotze, continua la maledizione della Coppa del Mondo

Nuovo infortunio per il tedesco, che da quando ha deciso il Mondiale 2014 è stato perseguitato dalla sfortuna e non ha mantenuto le promesse di un inizio carriera sfavillante.

di Redazione Il Posticipo

Altro giro, altro infortunio. Come se fosse una novità per Mario Gotze, che ha passato la maggior parte delle ultime tre stagioni in infermeria. E che appena è riuscito a ritrovare un minimo di continuità (nove partite consecutive, roba che non gli succedeva dal 2015) ha visto subito spegnersi sul suo volto il sorriso da eterno ragazzo che lo caratterizza. Lesione dei legamenti della caviglia, fuori in teoria per sei settimane. Ma vista la sfortuna che sembra perseguitare questo venticinquenne dal talento cristallino, ma dal fisico non proprio d’acciaio, ci sarà da vedere quanto sarà lungo questo stop.

Mario Gotze, un talento immenso ma fragile

Per Gotze è l’ennesimo infortunio, che non fa altro che allontanarlo ulteriormente dal gotha del calcio mondiale. Eppure stiamo parlando dell’uomo che a ventidue anni ha deciso la finale dei Mondiali 2014, dopo aver portato il Borussia Dortmund a giocarsi la finale di Champions League e il Bayern Monaco alla vittoria in Bundesliga. La prima precisa richiesta di mercato di Pep Guardiola, che lo voleva come falso nueve della sua nuova creazione. Il secondo calciatore tedesco più pagato di tutti i tempi (il primato spetta ad Ozil), ma soprattutto uno dei simboli della rivoluzione del calcio tedesco. Belli, giovani, fortissimi, ma anche fragili. Molto fragili. Come Howedes, terzino sinistro titolare nella finale in Brasile e spesso vittima di fastidi muscolari a ripetizione (come hanno imparato i tifosi della Juventus). O Podolski, Khedira, Mertesacker. Tutti colpiti dalla maledizione della Coppa del Mondo.

Miopatia, un incubo senza fine

Ma su nessuno la sorte si è accanita come su Mario Gotze. Prima l’addio al Bayern, con il ritorno a Dortmund tra i rimpianti di una scelta sbagliata. Ma poi, anche riuscire a vestire la maglia gialla del Borussia è cominciato ad essere una vera e propria impresa. Prima guai muscolari, che nel corso degli anni sono stati un po’ una costante. Poi tanti piccoli fastidi, uno dopo l’altro. L’incapacità di ritrovare una forma fisica accettabile. Un incubo senza fine, che finalmente a inizio 2017 acquisisce un nome ed un volto, almeno dal punto di vista medico. Miopatia, una malattia del metabolismo che non permette a Gotze di allenarsi e di giocare e causa effetti sgraditi come l’aumento di peso. E che spiega anche i tanti infortuni degli anni precedenti.

Il ritorno sul campo e l’ennesimo infortunio

E così un campione di quelli che ne nasce uno ogni cent’anni (parole di Felix Magath) ha cominciato a lottare non più per un posto in squadra, ma per non smettere di giocare a calcio. Una battaglia vinta, con il rientro a inizio stagione agli ordini di Bosz. A cui non è parso vero di ritrovarsi in rosa un talento come Gotze. Soprattutto perchè il fisico del tedesco aveva reagito bene alle cure e la forma fisica sembrava ottima. È arrivato anche il gol, nel pazzo derby contro lo Schalke. Una gioia attesa da quasi un anno, ma che ha avuto conseguenze, come al solito, molto sfortunate. E quindi al numero 10 toccherà assistere dalla tribuna al match contro il Real Madrid che vale l’approdo in Europa League, oltre che a tutte le partite di fine anno. Nella speranza che, con il 2018, anche la maledizione che pare averlo colpito quasi quattro anni fa, decida di lasciarlo vivere e giocare in santa pace.

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