Maradona, un ex compagno rivela: “Ha cominciato con la cocaina nel 1981, al Boca. Lì è entrato in quella porcheria di mondo che gli ha rovinato la vita”

Carlos Fren, ex compagno di squadra di Diego ai tempi dell’Argentinos Juniors e suo assistente quando il Diez allenava il Racing, racconta il “suo” Diego. Andando anche a toccare argomenti scomodi.

di Redazione Il Posticipo

È passata più una settimana dalla morte di Diego Armando Maradona, ma i tributi e gli omaggi al Pibe de Oro continuano. Normale, visto il segno che ha lasciato l’argentino nella storia del calcio mondiale. E continuano anche le dichiarazioni di chi lo ha conosciuto bene. Stavolta è il turno di Carlos Fren, ex compagno di squadra di Diego ai tempi dell’Argentinos Juniors e suo assistente quando il Diez allenava il Racing. In un’intervista rilasciata a Infobae, il vecchio amico di Maradona, con cui ha smesso di avere rapporti nel 1995, dopo l’esperienza comune sulla panchina del club di Avellaneda, racconta il “suo” Diego. Andando anche a toccare argomenti scomodi.

COCAINA – Come per esempio i demoni personali di Maradona. La cocaina, uno dei suoi grandissimi problemi. Per Fren, la…storiografia maradoniana non è esatta. L’incubo non è cominciato ai tempi del Barça, ma anni prima. “Mi indigna vedere e sentire di gente che dice di averlo conosciuto bene, quando in realtà lo ha visto un paio di volte o gli ha fatto un’intervista. E mi fanno ridere quando per esempio dicono che ha iniziato a consumare cocaina in Spagna. Purtroppo è stato ancora prima, mentre giocava al Boca Juniors nel 1981. Lì è entrato in quella porcheria di mondo che tanto gli ha rovinato la vita”.

FAMA – Assieme alla fama. L’impressione di Fren è che Maradona non abbia saputo gestire un’ascesa velocissima, che lo ha portato ad essere in poco tempo uno dei calciatori più celebri del mondo. “Diego era un ragazzo meraviglioso, niente a che vedere con quello che è diventato dopo: era umile, semplice, ascoltava i consigli delle persone con più esperienza. Ma poi la vita ti cambia, quando arriva la fama, il fatto di non potere andare da nessuna parte se non con 200 persone attorno. Sono cose che bisogna vivere per capirle, sicuramente è una situazione difficile. Credo che la sua esplosione sia stata una delle più rapide nella storia del calcio e in capo a poche settimane non poteva più stare tranquillo”.

AMICIZIA – E persino stargli accanto diventava complicato.”Io ero uno dei pochi che poteva farsi sentire e dirgli le cose come stavano. Eravamo al Racing e una sera, contro il San Lorenzo, l’ho visto male, non era in condizioni di allenare. E infatti ha saltato le tre partite successive. Quando è tornato mi ha ringraziato di averlo sostituito, perchè gli avevo permesso di rimanere un po’ a casa e di stare con Claudia e con le ragazze. Va detto che era una persona difficile e se vuoi bene a qualcuno e lui non ti ascolta, nonostante tutti i tuoi sforzi, devi lasciare stare. Perchè sarei dovuto rimanergli accanto? Se invece di prendersi un whiskey si prendeva tre bottiglie, nessuno gli diceva nulla, nessuno gli stava vicino. Le cose non possono funzionare così”. E il triste addio a Diego ad appena sessant’anni dà ragione al vecchio compagno di squadra del Diez.

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