Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

calcio

Manfredini dal calcio ai cavalli: “Da ragazzo ero muratore e portapizze. Adesso ho già vinto più di 100 corse”

Manfredini dal calcio ai cavalli: “Da ragazzo ero muratore e portapizze. Adesso ho già vinto più di 100 corse” - immagine 1
L'alba in cantiere e le sere per strada sempre con una sola cosa in testa: guadagnarsi oggi quello che arriverà domani. Thomas Manfredini ha 42 anni ed è un uomo felice, tra cavalli, un centinaio di corse vinte e nuovi sogni verso cui galoppare

Simone Lo Giudice

Udinese-Atalanta, compagno Sottil, maestro Gasp

Prima le fondamenta, poi tutto il resto, sempre mattone dopo mattone. Thomas Manfredini ha costruito il suo percorso nel calcio così, con la stessa dedizione con cui da ragazzo andava in cantiere all'alba per guadagnarsi da vivere. La giornata cominciava presto e finiva tardi dopo il turno da porta pizze: in mezzo c'erano i pomeriggi trascorsi con il pallone. Della sua Emilia-Romagna porta con sé la cultura del lavoro e una certa indole alla fatica, coltivata per un bene superiore. Lo ha trovato prima ad Udine e poi a Bergamo, le due città dove Manfredini da calciatore ha riscoperto i valori di casa. Andrea Sottil è stato un compagno tutto cuore e aggressività, Gian Piero Gasperini il maestro giusto per fare la rivoluzione con difensori che attaccano e bomber a protezione. Manfredini si rivede in entrambi e sogna un giorno di poter fare come loro, magari in panchina.

Thomas, lei ha cambiato sport dopo il calcio: com'è nata la passione per i cavalli?

L'ho sempre avuta. Fin da piccolo andavo in sella e facevo passeggiate. Mi è sempre piaciuto. Da calciatore professionista ho dovuto mettere questo mondo da parte, quando ho smesso di giocare sono riuscito a dedicarmi ai cavalli al cento per cento.

È più difficile guidare un cavallo oppure una difesa?

C'è più pressione in campo da calciatore. Per andare a cavallo serve allenamento e bisogna essere portati. Non provengo da una famiglia legata all'ippica, questo mi ha un po' penalizzato. Dopo aver smesso col calcio però ho vinto più di cento corse. Ho lavorato tanto e ci ho messo molta pazienza.

Com'è la sua settimana tipo?

Io abito a Riccione, i miei cavalli si trovano a Montecatini Terme quindi mi alleno in maniera più sporadica. Ogni tanto mi prendo due-tre giorni per andarci. Faccio corse e sono spesso in giro in settimana tra Roma, Milano e Bologna. Quest'estate sono stato a Cesena. Cerco di muovermi soltanto per andare a correre.

Manfredini dal calcio ai cavalli: “Da ragazzo ero muratore e portapizze. Adesso ho già vinto più di 100 corse”- immagine 2

Com'è finita tra lei e il calcio?

Ho avuto un grave infortunio al tendine di Achille, sono stato costretto a smettere da un giorno all'altro. Ho accusato il colpo. Ho fatto fatica anche a recuperare, ci ho messo nove mesi per riprendere a camminare. Ho sentito il bisogno di staccarmi dal calcio per ripulirmi un po'. I cavalli sono diventati il mio passatempo. Quando esci dal mondo del pallone però non è facile rientrare.

Lei ha fatto tanti lavori prima di diventare calciatore: questo l'ha aiutata nel suo percorso?

Negli Anni '80 a 14 anni se non ti piaceva la scuola, dovevi andare a lavorare. Di giorno facevo il muratore, alla sera consegnavo le pizze. L'ho fatto per tre-quattro anni finché non ho firmato il primo pre-contratto. Fare sacrifici fin da giovane è servito. Ho capito che cosa significa lavorare oggi per ottenere risultati domani. Facendo il muratore non potevo uscire alla sera perché al mattino dovevo essere presto sul pezzo. Ho iniziato ad uscire con gli amici a 18 anni. Il mio unico obiettivo era diventare calciatore. 

Come vede i giovani calciatori?

Il mondo è cambiato, sono diversi i settori giovanili e sono differenti i ragazzi. Non mi sembrano disposti a fare tanti sacrifici. Se arrivi in prima squadra presto, a 16-17 anni hai già a che fare con uomini già fatti. Devi crescere velocemente. Mi è mancato un po' saltare l'adolescenza, diventare grande già a 16 anni è stato difficile. A quell'età è complicato dover accettare i momenti più bui.

Lei è di origini ferraresi: che cosa le ha dato la sua terra?

Mi ha insegnato il valore del sacrificio, lì ho imparato a ottenere le cose con le mani. La base dell'Emilia-Romagna è l'agricoltura: si lavora tanto, c'è la cultura del fare da sé. Così ho imparato a credere su me stesso senza dipendere dall'aiuto di altre persone.

Manfredini dal calcio ai cavalli: “Da ragazzo ero muratore e portapizze. Adesso ho già vinto più di 100 corse”- immagine 3

Lei è stato calciatore ad Udine e a Bergamo: ricordano la sua Ferrara?

A Bergamo ti chiedono di sudare per la maglia. Ho ritrovato la mentalità ferrarese, per questo con la Dea ho disputato le mie stagioni migliori. A Udine va allo stesso modo, però è una città più tranquilla dove si vive il calcio in una maniera differente. Lì si vive il fatto di essere un giocatore con serenità. La tifoseria non trasmette pressioni, questo è un bel vantaggio per un giovane. 

Udinese-Atalanta vale lo scudetto?

Questa stagione è particolare per via del Mondiale. C'è un grosso punto interrogativo legato alla ripresa, nessuno può prevedere come le squadre torneranno in campo dopo dicembre. Penso che sia presto per parlare di scudetto, per vincerlo bisogna essere abituati a reggere certe pressioni. Arriverà un calo, lì verrà fuori la grande squadra. Se Udinese e Atalanta terranno botta allora potranno chiudere nelle prime tre. Sarebbe un risultato fantastico per i friulani che non erano più abituati a lottare per l'Europa.

Lei è stato compagno di reparto di Andrea Sottil: com'era da calciatore?

Siamo stati presentati insieme all'Udinese: lui veniva da un percorso importante, io ero un giovane e mi aspettava la Primavera. Sottil era concentrato e aggressivo. Dava il massimo. Nessuno caricava la squadra come lui. Voleva che i compagni fossero sempre sul pezzo, con lui al fianco non potevi distrarti mai. In panchina rivedo il calciatore determinato che ho conosciuto in passato.

Quindi l'Udinese di Sottil vince solo per una questione di mentalità?

Le sue squadre sono sempre state molto aggressive per la conquista di ogni pallone. Manovra e bel gioco contano fino ad un certo punto. Quando hai una squadra forte viene tutto il resto, i gol e le vittorie. Fa la differenza chi sa trasmettere la voglia di vincere. Sottil è entrato nella testa dei giocatori. È stato bravo a ricostruire. L'Udinese va applaudita per quello che sta facendo in campo.

Lei è stato allenato da Gian Piero Gasperini al Genoa: c'è qualcosa che accomuna lui e Sottil?

Con il suo arrivo c'è stato subito un cambio di marcia nelle prestazioni e nei risultati. Ha portato una mentalità nuova. Con Gasp non ci sono ruoli, tutti sanno fare tutto. Gli attaccanti difendono e i difensori attaccano. Gasp trasmette ai giocatori il valore del sacrificio che sta tanto a cuore ai tifosi. Il mister lavora tantissimo, è uno tosto. Le sue squadre sono molto aggressive come quelle di Sottil. Lo scorso anno la Dea non è riuscita a dare il massimo per via dei tanti infortuni, da sei-sette anni però sta dimostrando di essere una delle squadre migliori della Serie A.

Manfredini dal calcio ai cavalli: “Da ragazzo ero muratore e portapizze. Adesso ho già vinto più di 100 corse”- immagine 4

L'Atalanta però ha un po' cambiato pelle...

È diverso il livello di attenzione. Prima faceva tanti gol, ma ne prendeva altrettanti. Quest'anno ha vinto per 1-0 un paio di volte, nelle stagioni scorse non era mai successo. Si bada più ai particolari e si pensa maggiormente al risultato. Questa Dea cresce bene.

In testa con l'Atalanta c'è il Napoli di Luciano Spalletti: com'era il mister a Udine?

Io ero giovane, forse lo era anche lui. Sa cambiare le cose dove arriva. Ha idee chiare e non ha paura di prendere rischi, magari lasciando partire giocatori importanti. Spalletti riesce a costruire gruppi di lavoro che rispecchiano i suoi concetti di gioco. L'anno scorso ha conosciuto i pro e i contro dell'ambiente, in questa stagione si è affidato a giovani che stanno facendo la differenza. Fare 6 gol all'Ajax sarebbe stato complicato anche per Manchester City e Bayern Monaco. Questo Napoli ha tanto coraggio.

Lei è stato allenato da chi brilla di più in Italia in questo momento...

Hanno sempre avuto idee innovative. Sono stati bravi a perfezionarsi, non sono rimasti fermi. Hanno trovato sempre qualcosa di nuovo per restare sulla cresta dell'onda. Nel calcio di oggi se hai mentalità giusta e idee forti puoi mettere in difficoltà chiunque.

Da ex attaccante lei deve essersi trovato benissimo con Spalletti e Gasp...

Sono nato attaccante, nelle giovanili ho fatto il centrale, a Udine mi sono trovato alla grande nella difesa a tre. Ho vissuto un momento difficile quando sono stato schierato come terzino. Non era il mio ruolo. Mi sono perso per qualche anno, poi ho avuto la fortuna di incontrare Luigi Delneri che conoscevo dai tempi dell'Udinese. Mi ha rimesso centrale e mi sono ritrovato. Il mio percorso è stato altalenante, ma ho vissuto un grande finale di carriera. Con Gasperini poi mi piaceva molto andare in avanti.

Insomma, Milan-Atalanta del marzo 2008 le ha cambiato la vita...

Sì, tante situazioni hanno contribuito affinché giocassi centrale. Avevamo solo due giocatori in quel ruolo. Durante la partita si era fatto male Leonardo Talamonti, l'unica soluzione era mettere me al centro. Quando il mister mi ha chiamato sono rimasto un po' spiazzato. Giocavamo a San Siro contro un grande Milan. Abbiamo ottenuto una grande vittoria, a fine stagione poi è arrivata la salvezza. Quel pomeriggio mi sono sentito di nuovo importante dopo le grandi aspettative che c'erano sempre state su di me.

Manfredini dal calcio ai cavalli: “Da ragazzo ero muratore e portapizze. Adesso ho già vinto più di 100 corse”- immagine 5

Vorrebbe tornare nel mondo del calcio?

Quando smetti all'inizio non pensi di saper fare altro. Guardarsi intorno non basta per avere risposte. Il mondo del calcio non è semplice, lo so. Vorrei tornare dove sono cresciuto. Mi piacerebbe fare di nuovo calcio. Aspetto che arrivi la situazione giusta. 

Che ruolo vorrebbe ricoprire?

Vorrei provare ad allenare i grandi. Mi sento pronto. Ho avuto tanti bravi mister, mi rivedo spesso nel loro modo di fare calcio. Sono curioso di scoprire quello che posso fare. Voglio mettermi in gioco.