Manchester, un derby tra calcio e musica

Si affrontano le due metà di Manchester, in una sfida che coinvolge tutti e divide famiglie, amici e…band. Dagli Oasis ai Simply Red, ovunque batte un cuore red o sky blue…

di Francesco Cavallini

Manchester: pioggia, calcio e musica. Del resto, citando Noel Gallagher, se non giochi a pallone o suoni in una band, in città c’è davvero poco da fare. Sarà per questa esclusività nelle attività ricreative che alla fine la Rainy City è riuscita ad eccellere in entrambe. Musicalmente e calcisticamente, Manchester è la capitale d’Inghilterra. Soprattutto quando nelle prime due posizioni della Premier League ci sono il City di Guardiola e lo United di Mourinho. In palio c’è, come sempre, la supremazia cittadina, ma forse anche la sopravvivenza stessa del campionato di quest’anno. Se i Citizens portano a casa la posta piena, probabilmente i bookmakers avranno fatto bene a pagare già le scommesse sugli sky blues.

Una rivalità che coinvolge tutti

Il derby di Manchester è, chiaramente, un fenomeno di costume che coinvolge tutta la città. E come nelle migliori tradizioni, anche le famiglie più unite si spaccano nei 90 minuti che oppongono City e United. Gruppi di amici si guardano in cagnesco l’un l’altro, pomeriggi con i parenti si trasformano in torcide contrastanti e addirittura le migliaia di band, famose o meno, che rendono grande la scena musicale di Manchester, abbandonano per un po’ gli strumenti e…litigano davanti alla TV o allo stadio. Già, perchè le tribune di Old Trafford e dell’Etihad sono ormai più che abituate alla presenza dei numi tutelari del rock britannico.

Gli Oasis, l’orgoglio del Manchester City

Partendo da Noel e Liam Gallagher degli Oasis, che non si parlano ormai da anni, ma che per amore del Manchester City sopportano la presenza l’uno dell’altro a pochi metri di distanza. E la musica dei due litigiosi fratelli è la colonna sonora delle partite dei Citizens sin dagli anni novanta, quando la band era la più famosa al mondo e il City giocava ancora a Maine Road, neanche a dirlo, una delle cornici di storici concerti degli Oasis. Per la gioia, possiamo immaginare, dell’allora bassista Paul McGuigan, per gli amici Guigsy, che prima di darsi alla musica aveva tentato la carriera calcistica sperando nella chiamata della sua squadra del cuore. Appunto, il City. Non sorprende affatto quindi che i concerti dei Gallagher fossero intervallati spesso e volentieri dal più classico dei “Who the f**k are Man United?”, nonostante anche molti tifosi dei Red Devils amino tuttora la band alla follia.

Band che per novanta minuti…si sciolgono

Se gli Oasis erano quasi granitici nel supporto al City, non si può dire lo stesso di molti altri gruppi di Manchester. Come gli Smiths, squarciati in due dal derby: Morrissey e Andy Rourke con il cuore rosso, Johnny Marr e Mike Joyce blues dalla nascita. O gli Stone Roses, la cui This Is The One è suonata prima di ogni match dello United, ma con un “nemico” all’interno, il batterista Reni, a far da contraltare a Ian Brown e Mani, figure di casa sulle tribune di Old Trafford. Persino una band che potrebbe sembrare lontana anni luce dal calcio, i Joy Division del compianto Ian Curtis, ha avuto i suoi schieramenti. Il cantante tifoso del City, il resto della band rigorosamente rosso United. Ma c’è qualcuno che può vantare una fede così incrollabile da superare quella di tutti quelli già nominati. Il buon Mick Hucknall, cantante dei Simply Red, al Manchester United ha dedicato addirittura il nome della sua band. Già, semplicemente rosso. E non è certo solo per il suo colore di capelli…

 

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