Malaga, come retrocedere nonostante gli sceicchi

Il club andaluso, dal 2010 proprietà dello sceicco qatariota Al Thani, è ormai rassegnato ad un mesto addio alla Liga. Come è stato possibile?

di Redazione Il Posticipo

È il sogno di ogni tifoso, spesso espresso quando la situazione tecnica o finanziaria (o, perchè no, entrambe) della propria squadra raggiunge un punto di non ritorno. Chi di noi non vorrebbe che il proprio club fosse comprato da uno sceicco? A parte qualche nostalgico, che rifiuterebbe a priori un tipo di proprietà legato al moderno senso del calcio come business, chiunque sarebbe strafelice di accogliere alla presidenza un rappresentante dell’economia rampante dei paesi della penisola arabica. Basterebbe chiedere ai tifosi del Manchester City e, anche se in maniera minore, a quelli del Paris Saint-Germain. Ma avere uno sceicco come presidente è garanzia di successo? Assolutamente no. Per saperne di più, citofonare Malaga.

Al Thani, el Sheikh Fichador

Abdullah bin Nasser bin Abdullah Al Ahmed Al Thani, molto più comodamente conosciuto come Abdullah Al Thani, è uno sceicco. Uno sceicco vero. Membro della famiglia reale del Qatar. In pura teoria, sarebbe il datore di lavoro di Al-Khelaifi, che si “limita” a gestire i fondi statali qatarioti destinati allo sport. In Spagna hanno imparato a conoscerlo nel 2010, quando ha rilevato il Malaga da Fernando Sanz, ex difensore del Real Madrid e figlio dell’ex presidente dei blancos Lorenzo. Trentasei milioni di euro per una squadra appena tornata in Primera Division dopo anni bui passati in Segunda. L’occasione perfetta per espandere il mercato calcistico qatariota in previsione della candidatura per i Mondiali del 2022, poi portati comodamente a casa.

Quarti in campionato, ai quarti in Champions…

E quindi l’Europa scopre el Sheikh Fichador, lo sceicco compra-tutti, perchè in effetti all’inizio Al Thani porta a Malaga fior di calciatori e Manuel Pellegrini, già tecnico del Real Madrid. Nella stagione 2011-12 la squadra, con le aggiunte di Van Nistelrooy, Toulalan e Cazorla, arriva quarta in campionato, qualificandosi addirittura per la Champions League. Ma il club andaluso fa di meglio. L’anno dopo sfiora la semifinale in Europa, dopo aver battuto il Milan nei gironi ed il Porto agli ottavi di finale, arrendendosi solo al Borussia di Klopp. La nuova stella è Isco, che sembra rappresentare l’ennesimo connubio vincente tra i soldi del Golfo Persico e il calcio. Solo che non va sempre così. Anzi, le cose cambiano in peggio. Già durante la stagione trionfale in Europa, arriva la stangata UEFA: niente coppe nel 2013-14, il club non paga gli stipendi. Uno sceicco che non paga? Ma dove si è mai visto?

…ma poi lo sceicco ha chiuso i rubinetti

Ecco, al Malaga. Che in capo a pochi mesi è costretto a vendere tutti i pezzi pregiati alle big europee. Adios Isco, goodbye Cazorla, ciao Joaquin e au revoir Toulalan. Ma perchè Al Thani ha chiuso i rubinetti? Non si scoprirà mai con certezza. C’è chi parla di uno stop da parte delle autorità locali a progetti collaterali del qatariota (il nuovo porto turistico della città e una cittadella dello sport per il club), altri sostengono che si tratti di una questione di diritti televisivi. Ma il risultato è uno solo: il Malaga è controllato da uno sceicco, eppure negli ultimi anni è crollato in classifica. Al punto che nel 2018 in Andalusia si stanno già preparando alla Segunda Division, dato che la salvezza è a 13 punti, giusto uno in meno dei 14 raccolti finora in 29 partite dalla squadra di Juande Ramos, composta per quasi metà della rosa da prestiti. Quindi, almeno da quelle parti, meglio non farsi beccare a sperare negli sceicchi. Potrebbero (comprensibilmente) prenderla male.

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