Gialli contro grigi? Il calcio è anche questione di colori!

Napoli-Juventus non porta in evidenza solo movimenti di classifica, ma anche istanze ideologiche che se trascurate potrebbero portare dei risentimenti negli animi dei tifosi. Che, ricordiamocelo, sono l’anima di questo sport.

di Riccardo Stefani

Spesso ci esibiamo in giri di parole politically-correct come “al di là dei colori” per manifestazioni di fair play, di sportività o per lanciare un messaggio solidale. Tale espressione sembra essere stata fraintesa dagli accordi tra società e sponsor tecnici. Le maglie di calcio stanno diventando sempre più simili a dei cartelloni pubblicitari e ciò non è del tutto inappropriato perché sappiamo bene che senza sponsor le squadre avrebbero molti meno fondi a disposizione da investire sul club. Qui, però, non stiamo parlando dei main sponsor che caratterizzano alcune maglie più di altre, parliamo proprio dell’invadenza degli accordi tra alcuni sponsor tecnici e le società che vanno ad intaccare qualcosa di sacro. I colori. Oggi vi riportiamo alcuni esempi di maglie che si sono totalmente astratte dai colori sociali di una squadra.

Grigi contro gialli; chi è che gioca stasera?

Anche chi non segue molto il calcio, facendo zapping in televisione, anche senza leggere le sigle sull’indicatore del punteggio nella parte alta dello schermo, in genere riconosce le due squadre che si stanno contendendo i tre punti in palio in quel momento. Non è stato questo il caso, ad esempio, nella serata di venerdì primo dicembre quando un Napoli in maglia grigio scuro con tanto di trama a nido d’ape faceva gli onori di casa al San Paolo di fronte ad una Juve in completo giallo bordato di un blu elettrico. In realtà tra le due stonava meno la squadra ospite: siamo molto più abituati alle tonalità tendenti al giallo sulle maglie dei piemontesi perché tale colore costituiva delle, seppur fini, striature sul vecchio logo sociale. Al contrario della terza maglia di questa stagione, di un verde abbastanza inspiegabile. Ma una domanda resta, a prescindere dai gusti personali: perché virare così tanto dalla tradizione?

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Miralem Pjanic e la terza maglia della Juventus 2017/18

Giallorossi, ma non sempre

Più d’una volta tale scherzetto è stato giocato dalla Roma. Quasi tutti ricordano, con più o meno affetto, la terza maglia della stagione 2004/2005 della Roma. Verde. Molto verde. Quella della stagione precedente, almeno era sì verde ma le maniche si spartivano i colori sociali. In una città come Roma, una tale leggerezza cromatica difficilmente viene perdonata in quanto uno dei motivi di sfottò nei confronti dei cugini che rivendicano di essere la squadra di Roma è proprio relativo al fatto che pur essendo nati prima non hanno scelto i colori municipali. Un’altra spaccatura di questo genere è stata causata, nel 2015/16, dalla maglia destinata alla Champions League – solitamente nera – che non ha visto solo il nero virare al grigio chiaro ma anche lo stemma sociale stampato in bianco e nero sulla maglia come avrebbe potuto apparire in TV negli anni ’50.

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Cassano ai tempi della Roma in maglia verde

Ma i colori cambiano un po’ ovunque

Un altro episodio di questo genere ha visto protagonista negli anni ’90 il Manchester United con l’utilizzo di una maglia celebrativa. Per carità, è lecitissimo celebrare la squadra dalla quale si è generata quella attuale ma a tutto c’è un limite. Infatti i Red Devils, scelsero di diventare meno red e più green and yellow, appunto, a celebrare il Newton Heath FC, club che diede i natali ai Reds di Manchester. Un’arcinota foto dello schieramento di quell’anno mostra i “Red” Devils in posa che sfoggiano la maglia celebrativa mentre 17/21 dei membri sfoggiano anche delle bellissime paia di baffi molto in voga in quel periodo. Per non parlare della maglia del Barcellona, che spesso e volentieri negli ultimi anni ha virato dal classico blaugrana e dalla sue variazioni più o meno plausibili per diventare…rosa, a volte anche in tonalità shocking.

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La maglia rosa del Barcellona 2009/10
La realtà dei fatti evidenzia che spesso i supporter sono (più o meno) disponibili a giungere a compromessi con le società per i prezzi dei biglietti, per la difficoltà di accesso a molti impianti, per delle limitazioni alle modalità di tifo, il ringiovanimento degli stemmi etc. Ma pare davvero un errore virare, e di molto, dai colori sociali che rappresentano vanto e identità non solo della squadra ma dei tifosi: delle persone vere, in carne ed ossa che per quei colori versano lacrime, e girano il mondo. O anche semplicemente il loro paese.

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