L’umilità del Maestro: Tabárez rifiuta la statua al centro di Montevideo

L’umilità del Maestro: Tabárez rifiuta la statua al centro di Montevideo

Nella vita come nel calcio, esiste un tratto abbastanza comune nel piccolo, orgoglioso e combattivo popolo stretto tra Argentina e Brasile. Ed è l’umiltà. Come dimostrano i motivi della scelta del Maestro Tabárez.

di Redazione Il Posticipo

Sono particolari questi uruguaiani. Senza dover scomodare la garra charrùa o la leggenda delle Celeste, c’è comunque un tratto abbastanza comune nel piccolo, orgoglioso e combattivo popolo stretto tra Argentina e Brasile. Ed è l’umiltà. Basterebbe pensare all’ex presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica, che durante il suo mandato è stato soprannominato “il presidente più povero del mondo”, visto che del suo stipendio tratteneva solo una minima parte, preferendo lasciarlo allo stato “perchè molti miei connazionali vivono con meno”. E anche nel calcio questo spirito è presente, nonostante la nazionale abbia scritto una parte importante della storia del pallone.

MAESTRO – Eppure, anche in un ambiente così particolare, è difficile, molto difficile imbattersi in un uruguaiano che non sia silenzioso e umile. Evidentemente, hanno tutti imparato bene la lezione del Maestro. Óscar Washington Tabárez ha accettato il contratto che lo vedrà commissario tecnico della Celeste fino al 2022 ma ha rifiutato…la statua. Quella no, passi la fama ma una sua riproduzione a grandezza naturale in una piazza di Montevideo il Maestro non la vuole proprio vedere. Lo fa sapere la municipalità della capitale dell’Uruguay, come riporta Olè. “Nonostante Tabárez sia molto grato a tutti per l’idea, non accetterà un tributo che implica la rottura con lo spirito di unità e di comunione che la squadra nazionale cerca di generare e di incoraggiare“.

PROGETTO BOCCIATO – Insomma, niente statua, da queste parti siamo umili e preferiamo pensare alla squadra, piuttosto che al singolo. E dire che la figura di Tabárez era stata scelta proprio come simbolo di valori come il rispetto, l’unità, la convivenza civile e la tolleranza. Ma se il Maestro dice no, è no. E la municipalità si farà da parte: “le ragioni della scelta del Maestro sono comprensibili e vogliamo rispettare la sua volontà, per cui non continueremo l’iter della nostra proposta”. Chi invece continua è Tabárez. Che ripartirà dai Bentancur e dai Torreira per scrivere una nuova grande pagina di calcio della Celeste. E di questo, statua o non statua, tutti in Uruguay gliene saranno…umilmente grati.

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