Lucio Battisti, cantore del motore tra motociclette e voglia di viaggiare

Lucio Battisti, cantore del motore tra motociclette e voglia di viaggiare

Di Ignazio Castellucci. Il più grande e il più schivo degli autori italiani di musica leggera non parlava molto di sport nei testi delle sue canzoni più celebri, ma ha spesso cantato una dimensione esistenziale importante: quella del mondo dei motori.

di Ignazio Castellucci

Il 10 settembre 1998 fu il Messaggero a rendere a Lucio Battisti uno degli omaggi secondo me più belli, titolando grosso e in prima pagina “Ieri, 9 settembre, è morto Battisti”.  Un richiamo insuperabile al testo di “29 settembre”, la geniale canzone in cui un fantomatico speaker radiofonico leggeva un notiziario ricordando una ricorrenza (“ieri, 29 settembre…”) – una ricorrenza inesistente: penso di poter escludere che il Maestro Lucio si riferisse al compleanno di Silvio Berlusconi, o di Pierluigi Bersani, o di entrambi – in sottofondo allo svolgersi della canzone.

SPORT – Il più grande e il più schivo degli autori italiani di musica leggera non parlava molto di sport nei testi delle sue canzoni più celebri, opera del grande Mogol. A volte però alcune tifoserie scelgono le canzoni di Battisti come propri inni, come è avvenuto per la Lazio. Ci sembra comunque doveroso e soprattutto ci piace rendergli omaggio anche da qui, per aver come nessun altro segnato la cultura pop italiana dagli anni ’60 fino agli anni ’80. Lucio Battisti cantò soprattutto la vita interiore dei giovani di quella generazione, fatta di pensieri, parole, emozioni, aspirazioni; andando certo controcorrente rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi che in quegli stessi anni seguivano una strada, come si diceva allora, “impegnata” politicamente. Ma anche negli “impegnati” anni ’70 Lucio Battisti era ascoltato da tutti, di destra, sinistra o centro. 

MOTORI – Al di là della politica, nel mondo giovanile di allora più che in quello di oggi una dimensione esistenziale importante era quella del mondo dei motori – segno del benessere successivo al boom economico degli anni ’60 e della voglia di libertà e indipendenza. Lucio Dalla (nato a 24 ore di distanza da Lucio Battisti), dedicò un album alle “Automobili” e una famosissima canzone a Nuvolari. Lucio Battisti ci ha regalato “Motocicletta”. Lo so, il titolo ufficiale è “Il tempo di morire”, ma tutti la conosciamo con quest’altro. Il giovane innamorato disposto a tutto per avere la sua bella, persino a rinunziare all’altro suo oggetto dei desideri, quella “10 HP” tutta cromata, desiderata da ogni ragazzo degli anni ’60-’70 – e anche degli anni ’80 in verità. Il Vespone 125 ad esempio, aveva 6,8 cavalli, e il 150 cc ne aveva circa 9. Qualche richiamo qua e là ai motori, specie all’automobile, lo troviamo anche ne “L’aquila” (“un automobile corre..”), e poi nella versione cittadina-nevrotica di “Sognando e risognando”, in cui l’automobile è invece segno del progresso disumanizzante.

La libertà del viaggio riesplode però in “Sì, viaggiare”: l’automobile siamo noi stessi, che come il Maestro ci ha insegnato possiamo sempre “aggiustare”… per poi, certamente non volare ma, tornare a viaggiare. Lucio Battisti ci ha lasciato venti anni fa, dopo molti anni di silenzio artistico. Il suo canto libero rimane insuperato, forte e attuale.

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