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Lucas Piazon racconta l’inferno dei giovani del Chelsea…sempre in prestito: “Tornavamo, facevamo la preparazione e poi ci mandavano da qualche altra parte”

(Photo by Stephen Pond/Getty Images)

Dopo l'addio ai Blues, Piazon può parlare dei suoi dieci anni da tesserato del Chelsea, praticamente tutti passati in giro per l'Europa. Lo fa spiegando quanto fosse complicato per i giovani che il club aveva acquistato cercare di sfondare in una...

Redazione Il Posticipo

L’erede di Del Piero”, “il nuovo Kakà”, dicevano, chi per il ruolo e chi per le fattezze fisiche che ricordano vagamente l’idolo connazionale. Lucas Piazon, nel 2011, lasciava le giovanili del San Paolo, la squadra con cui aveva stregato diversi club europei, tra i quali la Juventus. Anzi, a Torino ci era pure andato: aveva visitato Vinovo con la sciarpa bianconera attorno al collo, accompagnato dalla famiglia al completo. Ma poi, dopo qualche settimana, ha ceduto all’offerta del Chelsea che offriva un ingaggio maggiore. Arrivato a Stamford Bridge, passa una stagione nelle giovanili e in quella successiva riesce a malapena ad esordire. Poi il buio. Tanto che la stagione neanche la termina a Londra e vola in prestito a Malaga, poi in Olanda, al Vitesse, poi l’Eintracht Francoforte, il Reading, il Fulham e, soltanto dopo un’altra mezza stagione in prima squadra senza mai toccare il campo, arriva a Verona. Anche in Serie A non lascia praticamente traccia, giocando appena quattro partite. Meglio in Portogallo al Rio Ave, dove almeno ha trovato una sua collocazione.

ALLENATORI - Ora che è un calciatore del Braga, Piazon può parlare dei suoi dieci anni da tesserato del Chelsea, praticamente tutti passati in giro per l'Europa. Lo fa con un'intervista a Oh My Goal, in cui spiega quanto fosse complicato per i giovani che il club aveva acquistato cercare di sfondare in una prima squadra che continuava a cambiare allenatore con una frequenza quasi assurda. "Quando ho compiuto 18 anni mi sono seduto per la prima volta in panchina con Villas-Boas. A fine stagione però non c'era già più lui ma Di Matteo. Io mi allenavo tutti i giorni con la prima squadra, ma ho giocato due partite a settembre e poi una sola a dicembre. E poi già non c'era più Di Matteo, ma era arrivato Benitez. Mi hanno mandato in prestito e quando sono tornato non c'era lui ma Mourinho, con cui non era semplice avere una possibilità".

PRESTITI - E quindi, via in prestito. Ma anche chi faceva bene, l'anno dopo ricominciava il giro. "Sarò sincero. Tornavamo e facevamo la preparazione con il nuovo allenatore, che arrivava in estate. E ci dicevano sempre 'se fai bene il nuovo allenatore potrebbe tenerti'. Ma in fondo sapevamo che non avevamo alcuna possibilità, perchè stavano spendendo molto per altri calciatori e avrebbero usato quelli. Sapevamo che saremmo stati tre o quattro o cinque settimane e poi ci avrebbero di nuovo mandato in prestito". Insomma, non proprio il massimo della vita, al punto che Piazon si è reso conto che il club non credeva in lui. "All'inizio pensavo che il Chelsea mi volesse davvero, credevo che desiderassero che facessi bene per poi tornare. Ma dopo il terzo o il quarto prestito, ho capito che si trattava solo di affari. Il senso era 'vattene in giro per il mondo, qualcuno ti comprerà e sarai felice, perchè qui non giocherai mai'". Ci sono voluti dieci anni, ma alla fine...è avvenuto.