Lloris…sbugiarda Pochettino: “I trofei sono l’unica cosa di cui ci si ricorda”

Lloris…sbugiarda Pochettino: “I trofei sono l’unica cosa di cui ci si ricorda”

Dopo che il proprio allenatore, Mauricio Pochettino, ha detto che i titoli servono solo ad accrescere l’ego, il portiere degli Spurs, Lloris dice la sua. E non è assolutamente d’accordo con l’argentino…

di Redazione Il Posticipo

In genere, per comunicare con i media, specie nel calcio di oggi, è necessaria un po’ di prudenza. Ecco perché diverse società scelgono di pianificare una linea guida comunicativa per i membri della squadra. Anche perché ascoltare versioni contrastanti non fa altro che alimentare polemiche sterili da parte di molti tifosi. A nord di Londra, ad esempio, è saltato il banco: Pochettino spiega che i titoli non servono ad altro che a gonfiare l’ego e Lloris fa sapere pubblicamente…di non essere proprio d’accordo.

IL POCHETTINO-PENSIERO – È ovvio che ora si scateni un po’ di baccano. Già la fetta di tifosi scontenti per il vuoto cosmico di mercato creatosi nelle ultime due sessioni si fa sempre più folta. Vero, ci sono giocatori straordinari al Tottenham. E qualora non ci fossero i presupposti per comprare qualche giocatore che possa alzare l’asticella, sarebbe quasi inutile muoversi. Ma è pur vero che, nonostante la squadra giochi bene, non si vince nulla da ormai troppo tempo. E Pochettino alimenta il caos dicendo, neanche troppo velatamente: “Ci troviamo davvero a discutere se un trofeo possa portare il club a un livello successivo? Non la penso così: i trofei servono solo a gonfiare l’ego. La cosa più importante per il Tottenham al momento è quella di essere sempre tra le prime quattro”. L’importante è partecipare, quindi. A buoni livelli. Ma pur sempre di partecipare si tratta.

IL DISACCORDO – Il suo portiere, però, come riporta la testata Goal, non è proprio d’accordo. Sarà che ha vinto il mondiale di recente e sa benissimo che i trofei contano eccome. Il portierone francese ha infatti detto la sua in merito: “I titoli sono l’unica cosa che ci si ricorda quando ci si ritira”. Tagliente? Forse un po’ ma senza dubbio il numero uno dei campioni del mondo è stato molto eloquente. Chi gioca, secondo quanto trapela dalla sua visione, gioca per vincere. Poi, male che vada, al secondo, terzo o quarto posto che sia, ci si può pensare e si può decidere o meno di accoglierlo come un premio di consolazione o come una sconfitta. In effetti, entrambe le visioni sono condivisibili. Quella dell’allenatore, forse più ‘matura’, conoscendo i punti deboli della propria squadra, vorrebbe portare l’ambiente a rimanere un po’ più con i piedi ben saldi a terra. Mentre quella dell’esperto Lloris sembra essere una dichiarazione di qualcuno, di certo più giovane, pieno di grinta e voglia di instaurare una mentalità vincente. E probabilmente servono entrambe per una società che punta in alto…

 

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