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Lingard rivela: “Ho pensato di smettere per un po’. Ero felice di stare in panchina, non è da me…”

WOLVERHAMPTON, ENGLAND - APRIL 05: Jesse Lingard of West Ham United during the Premier League match between Wolverhampton Wanderers and West Ham United at Molineux on April 5, 2021 in Wolverhampton, United Kingdom. Sporting stadiums around the UK remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Matthew Ashton - AMA/Getty Images)

Se il West Ham vola e può sognare la Champions League, il merito è anche di Jesse Lingard. Ma la realtà è che nei mesi e negli anni precedenti, quando non riusciva a essere se stesso in campo, i problemi erano al di fuori del terreno di gioco.

Redazione Il Posticipo

Se il West Ham vola e può sognare la Champions League, il merito è anche di Jesse Lingard. L'attaccante è in un momento di forma straordinario e l'aver lasciato il Manchester United in prestito sembra avergli fatto davvero bene. Ma la realtà è che nei mesi e negli anni precedenti, quando non riusciva a essere se stesso in campo, i problemi erano al di fuori del terreno di gioco. Come ha raccontato lui stesso al programma su Youtube Presenting, la sua situazione si è fatta incredibilmente complicata.

UNA PAUSA - I problemi psicologici di sua madre lo hanno costretto a prendersi cura dei suoi fratelli più piccoli e a un certo punto c'è anche stato da parte sua il pensiero di prendersi una pausa dal calcio. "Non che volessi lasciare il calcio ma... volevo semplicemente starne fuori per un po'. Mi approcciavo alle partite felice di starmene a sedere su una panchina e non è da me. Dicevo a mio fratello l'altro giorno: 'Ricordi quando ero felice di stare in panchina?'. Non volevo giocare perché con la mente non ero lì, non ero focalizzato per niente. Pensavo a tutt'altro e ovviamente c'era troppa carne al fuoco. Sembrava di non essere la stessa persona, come se non fossi Jesse Lingard, come se le partite passassero e io non volessi esserci".

IL RITORNO - A quel punto, la cosa giusta da fare era rivelare a qualcuno le proprie preoccuazioni. "Così ho parlato con lo United di quello che stavo passando, di quello che mia madre stava passando e sono stati sempre pronti ad aiutarmi. Avrei potuto tranquillamente mollare durante il lockdown. Del tipo 'nah, non mi va'. Avrei potuto tranquillamente farlo, ma dentro di me c'era quella voglia di lottare per cui mi ammazzavo di palestra, correvo. Volevo tornare all'allenamento ancora più in forma e più veloce di prima e l'ho fatto. Ho riguardato vecchie partite, il mondiale: e ho pensato 'Sì, quello è il vero Jesse Lingard'. Negli anni passati, nell'ultima stagione... non ero io, è evidente". Insomma, il rendimento di questa stagione rende evidente quanto questo periodo di transizione abbia fatto bene alla carriera di Lingard. E sottolinea quanto a volte sia importante non tenersi per sè i propri drammi.