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L’incubo cinese di Benitez: “In quarantena avevo un braccialetto con il mio nome e mi controllavano tre volte al giorno…”

Il tecnico spagnolo si è ritrovato nel vortice della chiusura totale avvenuta nel paese del Dragone non appena è stata chiara la pericolosità dell'infezione che è partita da Wuhan. E racconta di quel periodo davvero complicato in cui ha dovuto...

Redazione Il Posticipo

Il mondo è ormai da più di un anno alle prese con la pandemia di Covid-19 e anche il calcio sta pagando il suo prezzo. E qualcuno ha cominciato prima degli altri a capire che con il virus in circolazione le cose non sarebbero state semplici. Quando tutto è scoppiato, Rafa Benitez era l'allenatore del Dalian, nel campionato cinese. E lo spagnolo si è ritrovato nel vortice della chiusura totale avvenuta nel paese del Dragone non appena è stata chiara la pericolosità dell'infezione che è partita da Wuhan. Ora la sua avventura da quelle parti è terminata, ma in un'intervista al DailyMail il tecnico racconta di quel periodo davvero complicato in cui era impossibilitato a rientrare in Cina perchè il suo visto era scaduto e ha dovuto allenare la squadra mentre era rinchiuso in una stanza di albergo.

QUARANTENA - Certo, anche quando ha lasciato la Cina ed è tornato in Europa Rafa è dovuto rimanere isolato come prevedono i protocolli. Ma rispetto a quanto vissuto in Cina in quei terribili cinquanta giorni, tutto il resto diventa quasi una passeggiata di salute. "Quella di quando sono tornato in Inghilterra e sono stato chiuso in casa non era una vera quarantena. La quarantena vera è quando sei in un albergo, ti bussano alla porta alle sette di mattina, all'una di pomeriggio e poi di nuovo alle sette di sera e ti danno il cibo e le mascherine, quando addosso hai un braccialetto col tuo nome e non puoi lasciare la stanza perchè sei sotto strettissimo controllo. Quella è una quarantena. È un qualcosa di totalmente differente".

 LIVERPOOL, UNITED KINGDOM - MARCH 25: Liverpool manager Rafael Benitez and Everton manager David Moyes look on as Andy Van Der Meyde of Everton leaves the field after being sent off during the Barclays Premiership match between Liverpool and Everton at Anfield on March 25, 2006 in Liverpool, England. (Photo by Michael Steele/Getty Images)

STANZA - Anche perchè a un certo punto, prima che tutto si fermasse, Benitez ha dovuto dirigere gli allenamenti dei suoi attraverso il computer. Una situazione assurda, resa ancora peggiore dalla impossibilità di lasciare una stanza. Che per quanto grande, a un certo punto sembrava una prigione. "Guardavo le partite, leggevo, passeggiavo dentro la stanza. Quando ero a Hong Kong la mia prima stanza era di settanta passi, quindi potevo farmi una passeggiata all'interno. La seconda era più piccola, solo 50. E quindi passeggi, passeggi, passeggi, fai un po' di palestra e qualche esercizio. La maggior parte dei canali TV è cinese, il calcio internazionale lo vedi di tanto in tanto sui notiziari, ma se vuoi vedere le partite devi farlo dal computer". Non sorprende dunque che dopo un'esperienza del genere lo spagnolo abbia deciso di lasciare la Cina...

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