calcio

L’incredibile rimpianto di Roy Keane: “In carriera sono stato troppo buono…”

keane
Il cattivo per eccellenza del calcio inglese? Senza dubbio, Roy Keane. Uno che non le ha mai mandate a dire a nessuno, nè in campo nè fuori. Eppure, a sentire lui, non è il bad boy che tutti descrivono. Anzi, l'irlandese spiega di avere un...

Redazione Il Posticipo

Il cattivo per eccellenza del calcio inglese? Senza dubbio, in tanti risponderebbero d'istinto Roy Keane. Del resto il centrocampista dello United non era esattamente un avversario docile. In primis, non le ha mai mandate a dire a nessuno, né in campo né fuori. E in campo, era meglio girargli al largo, specialmente se lo si indispettiva. Per informazioni chiedere al padre di Haaland, che dopo un tackle dell'irlandese ha smesso di giocare. E anche da opinionista, l'ex centrocampista dello United non ci va mai leggero. Eppure, a sentire lui, non è il cattivone che tutti descrivono.

BUONO

Anzi, l'irlandese qualche tempo fa ha spiegato all'Irish Independent di avere un rimpianto importante: essere stato troppo buono durante la sua carriera. Incredibile ma vero, al punto che lo stesso Keane sa benissimo che pochi crederanno a quello che sta dicendo. "A volte sono stato troppo duro in campo ma ci sono state altre in cui sono stato troppo buono. Dovendo fare una critica a me stesso, alla mia carriera e a come mi sono rapportato alle persone, anche da manager, so che qualcuno non ci potrà credere, ma penso che a volte sono stato troppo gentile con gli altri. E chi mi ha pugnalato lo ha fatto faccia a faccia e non alle spalle, perché ero troppo gentile".

L’incredibile rimpianto di Roy Keane: “In carriera sono stato troppo buono…”- immagine 2

IMPEGNO

"Gentile" e "Keane", sembrano oggettivamente due termini che difficilmente farebbero a braccetto associati al profilo dell'irlandese. Anche perché, per sua stessa ammissione, l'ex centrocampista ha sempre dato il massimo in campo. "Ero fatto così. Persino durante la preparazione, nelle amichevoli, non sono mai sceso in campo alla leggera. E posso garantirvi che ero la peggior persona in campo. E non potevo non impegnarmi, non ci riuscivo. Non ero cattivo, ma avevo un grande agonismo. E così, dovevo essere sempre al massimo. Sentivo che se avessi preso il calcio troppo alla leggera, non sarei mai riuscito a sfondare come calciatore professionista in Inghilterra. Se mi fossi rilassato, probabilmente non sarei durato due minuti".