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L’incredibile rimpianto di Keane: “In carriera sono stato troppo buono…”

(Photo by Stu Forster/Getty Images)

Il cattivo per eccellenza del calcio inglese? Senza dubbio, Roy Keane. Uno che non le ha mai mandate a dire a nessuno, nè in campo nè fuori. Eppure, a sentire lui, non è il bad boy che tutti descrivono. Anzi, l'irlandese spiega di avere un...

Redazione Il Posticipo

Il cattivo per eccellenza del calcio inglese? Senza dubbio, Roy Keane. Uno che non le ha mai mandate a dire a nessuno, nè in campo nè fuori. Quando giocava, i suoi interventi erano sempre i più ruvidi (e bisognerebbe chiedere al padre di Haaland, che dopo un tackle dell'irlandese ha smesso di giocare) e anche ora che fa l'opinionista, l'ex centrocampista dello United non ci va mai leggero. Eppure, a sentire lui, non è il cattivone che tutti descrivono.

BUONO - Anzi, l'irlandese spiega all'Irish Independent di avere un rimpianto importante: essere stato troppo buono. Incredibile ma vero, al punto che lo stesso Keane sa benissimo che pochi crederanno a quello che sta dicendo. "A volte sono stato troppo duro. Ma altre volte sono stato troppo buono. Dovendo fare una critica a me stesso, alla mia carriera e a come mi sono rapportato alle persone, anche da manager, so che qualcuno non ci potrà credere, ma penso che a volte sono stato troppo gentile con gli altri. E chi mi ha pugnalato lo ha fatto faccia a faccia e non alle spalle, perchè ero troppo gentile".

 DUBLIN, IRELAND - NOVEMBER 15: Republic of Ireland assistant manager Roy Keane looks on during the the International friendly football game between the Republic of Ireland and Northern Ireland at Aviva Stadium on November 15, 2018 in Dublin, Ireland. (Photo by Charles McQuillan/Getty Images)

IMPEGNO - "Gentile" e "Keane", due termini che difficilmente vanno a braccetto. Anche perchè, per sua stessa ammissione, l'ex centrocampista ha sempre dato il massimo in campo. "Ero fatto così. Persino durante la preparazione, nelle amichevoli, non sono mai sceso in campo alla leggera. E posso garantirvi che ero la peggior persona in campo. E non potevo non impegnarmi, non ci riuscivo. Non ero fatto così, dovevo essere sempre al massimo. Sentivo che se avessi preso il calcio troppo alla leggera, non sarei mai riuscito a sfondare in Inghilterra. Se mi fossi rilassato, non sarei durato due minuti". E anche essere troppo buoni...non ha aiutato.