Libertadores, il River rischia la finale? Il Gremio pensa al ricorso per colpa di Gallardo

Libertadores, il River rischia la finale? Il Gremio pensa al ricorso per colpa di Gallardo

La semifinale di Libertadores tra Gremio e River Plate…non finisce mai. E i brasiliani vogliono presentare ricorso contro l’omologazione del risultato. Tutta colpa dell’allenatore argentino, squalificato ma…un po’ troppo presente!

di Redazione Il Posticipo

La semifinale di Libertadores non finisce mai. Nè al novantanovesimo, quando l’arbitro Cunha ha fischiato la fine e ha sancito il passaggio alla finalissima del River (rischiando anche di essere preso d’assalto dal Gremio), nè più di dodici ore dopo, quando il risultato ormai dovrebbe essere acquisito e digerito. Ma il vice-presidente della squadra di Porto Alegre non è assolutamente d’accordo e racconta a Toda Pasion che non è detta l’ultima parola sulla partita. Ma chi può mettere bocca? Ovviamente, la giustizia sportiva. Ed è proprio a colpi di carte bollate che il Gremio sogna lo scherzetto al River. Tutta colpa…di Marcelo Gallardo.

SQUALIFICATO – Cosa c’entra l’allenatore del River, che per la partita in Brasile era addirittura squalificato? Ecco, appunto. In teoria il tecnico argentino non avrebbe potuto nè comunicare con la sua panchina, nè tantomeno entrare nello spogliatoio. Il problema è che Gallardo sarebbe stato beccato dalle telecamere mentre utilizza un auricolare sospetto e soprattutto mentre esce dalla stanza riservata ai giocatori del River alla fine dell’intervallo. Un buon motivo per fare ricorso sull’omologazione? La dirigenza del Gremio pensa di sì e ha 24 ore di tempo (dalla fine del match) per trasformare la minaccia in azione concreta. “Sono state violate delle regole e faremo un appello disciplinare alla CONMEBOL“, dice il dirigente brasiliano.

NESSUN RIMPIANTO – E Gallardo cosa fa? Nega fortemente? Macché, spiega che la sua presenza nello spogliatoio era necessaria. Difficile dargli torto, visto che nel secondo tempo i suoi hanno acciuffato una vittoria e una qualificazione che sembravano impossibili. E quindi altro che negare, l’argentino attacca. “Ho deciso di scendere negli spogliatoi a fine primo tempo per parlare con i giocatori, perché ne avevano bisogno. Forse ho infranto una tegola, ma me ne prendo tutta la responsabilità. È quello che sentivo di dover fare, non ho rimpianti. È assurdo che io non abbia la possibilità e la libertà di lavorare. E non mi importa se mi squalificheranno per la finale, non avevo intenzione di non essere nello spogliatoio quando i ragazzi avevano bisogno di me”. Comprensibile. Ma se questo costasse la finale, come la prenderebbero i tifosi del River?

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