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L’ex vice Bettoni racconta Zidane: “Ci siamo conosciuti a 16 anni, era l’unico che aveva il bidet a casa…”

MADRID, SPAIN - SEPTEMBER 12: Real Madrid CF manager Zinedine Zidane (left) smiles beside his assistant coach David Bettoni during the Real Madrid CF training session at Valdebebas training ground on September 12, 2017 in Madrid, Spain. (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

David Bettoni è da sempre l'ombra di Zidane, sia da calciatore che da tecnico. Quando il francese si è trasferito alla Juventus il suo amico l'ha seguito in Italia. E ora racconta questa amicizia, a partire dalle strane circostanze iniziali...

Redazione Il Posticipo

Una vita passata assieme, ma ora arriva il momento di separarsi. David Bettoni è da sempre l'ombra di Zidane, sia da calciatore che da tecnico, al punto che quando il francese si è trasferito alla Juventus il suo amico l'ha seguito in Italia, giocando per squadre minori. E quando Zizou si è dovuto scegliere un assistente, non poteva che chiamare l'ormai ex ragazzo conosciuto ai tempi del Cannes. Adesso, però, Bettoni vuole provare a camminare con le sue gambe. E racconta ad AS la sua storia, a partire dalle strane circostanze in cui ha fatto la conoscenza del suo grande amico Zinedine.

ITALIA - "Io venivo da Lione e lui da Marsiglia, ci siamo conosciuti all'inizio della preparazione con il Cannes. Avevamo 16 anni. Io non ero abituato ad allenarmi ogni giorno e mi sono venute le vesciche ai piedi. Dovevo curarmele, Zizou era l'unico che a casa aveva il bidet e si è offerto di farmelo usare". Da lì in poi, i due diventano come fratelli. E Bettoni segue Zidane...ovunque. "Sono andato in Italia un anno dopo il suo trasferimento alla Juventus, lui e il suo agente mi hanno aiutato a trovare squadra. Volevo conoscere il calcio italiano e ci sono rimasto sei anni. Ho trovato due tecnici atipici rispetto al pallone tricolore dell'epoca. Uno era Corrado Orrico, che era un tecnico vecchia maniera e sapeva motivare i calciatori. Mi ha fatto innamorare col suo modo di dimostrare affetto ma anche di punzecchiarti. Il secondo era uguale a Zeman, si chiamava Adriano Cadregari e giocava con il 4-3-3. Con lui ho discusso tanto, diceva che non fossi adatto al suo calcio, ma ho finito il campionato giocando da titolare. Da lui ho imparato moltissimo".

MADRID - Così come a Madrid, perchè allenare i Blancos non è mica una cosa da nulla. "Il Real è una grande esperienza, anche per un assistente. Entri  in uno spogliatoio pieno di campioni che vogliono vincere e hai la responsabilità di farli rendere al massimo. Ci sono molte pressioni, tra lo stadio, la gente per strada, i giornali, il presidente... È sempre e solo 'vincere' la parola chiave. E bisogna prepararsi fisicamente e mentalmente, perchè è pesante". Eppure, Zidane ce l'ha fatta a vincere le pressioni, nonostante a volte il suo lavoro non venga riconosciuto. "A volte la differenza la fa la personalità dell'allenatore. Zizou non ha la personalità di un Guardiola o di un Sacchi, ma ha fatto una squadra a sua immagine e somiglianza. Sa adattarsi, si fida degli altri e ottiene il 100% dai calciatori. Il suo Real aveva un'identità e rimarrà nella storia come il Real di Zidane. Il punto è che ci sono allenatori che sanno vendere bene il loro lavoro e altri no. E non dico che Guardiola, Luis Enrique o Klopp vanno avanti vendendo la loro immagine, dico che il modo di fare di Zidane non aiuta la gente a capire il valore di quello che fa". Per fortuna...esistono gli albi d'oro!