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Akinfenwa: “Mi alleno e penso che mi sto uccidendo, ma i miei figli devono mangiare”

Akinfenwa: “Mi alleno e penso che mi sto uccidendo, ma i miei figli devono mangiare” - immagine 1

Il suo fisico imponente lo ha reso famoso, ma gli crea problemi quando deve giocare.

Redazione Il Posticipo

In tutto il mondo gli appassionati di calcio lo conoscono come "la Bestia". Adebayo Akinfenwa, è una celebrità del calcio inglese, pur non avendo mai giocato neanche un singolo minuto in Premier League. Oltre 100 chili, che dentro l'area di rigore spesso e volentieri lo rendono immarcabile. Ma anche un fardello abbastanza pesante per un fisico che deve sorreggere una struttura simile per 90 minuti di gioco. Dunque, non sorprende poi troppo che il bomber, che a maggio 2022 compirà 40 anni, sia costretto a soffrire parecchio per continuare a giocare. Ma come spiega in alcune dichiarazioni riportate qualche tempo fa ad AS, ha un ottimo motivo...

SOLDI - "Devo curarmi il ginocchio per ogni partita e a volte, il giorno dopo aver giocato, penso di volermi ritirare. Qualche tempo fa ero sulla cyclette a farmi domande e pensavo che tutto questo mi sta uccidendo, ma a farmi andare avanti è la paura di non poter dare da mangiare ai miei figli. Se vincessi alla lotteria, sicuramente me ne andrei in spiaggia. C'è una percezione secondo cui se sei stato un calciatore professionista per alcuni anni, hai una stabilità finanziaria. Ma la realtà è che non è assolutamente così. Esiste solo una percentuale molto piccola di calciatori che guadagna tantissimi soldi e che quando avrà compiuto 35-40 anni non dovrà più lavorare in vita sua. Mentre chi ha sempre militato nelle categorie inferiori, me compreso, vanno avanti semplicemente di contratto in contratto".

FUTURO - A garantirgli il futuro potrebbe essere la televisione. Akinfenwa è una celebrità, spesso e volentieri le sue interviste diventano virali e l'impressione è che non ci vorrà molto, una volta appesi gli scarpini al chiodo, per vederlo davanti alla telecamera. E infatti lui stesso conferma. "Ho alcuni progetti sia con Netflix che con Amazon. Non credo che la panchina sia il posto giusto per me, ma mi piace il ruolo del mentore che si può avere in questo sport e che molte volte non viene preso in considerazione. La gente mi diceva che ero troppo grosso per fare il calciatore professionista e invece sono qui, dopo vent'anni da giocatore e avendo segnato più di 200 gol".