Le preoccupazioni di Piqué, tra la Liga e il tennis: “Il 12 giugno è presto per ripartire, qualche giorno in più non sarebbe male. Per la Coppa Davis sono pessimista…”

Anche la Liga prepara il piano per la ripartenza. Tebas ha indicato il 12 giugno come data possibile per il ritorno in campo. Ma Gerard Piqué spiega che forse è troppo presto. E il capitano del Barcellona ha anche altri problemi…

di Redazione Il Posticipo

Anche la Liga prepara il piano per la ripartenza. La Spagna è stato uno dei paesi europei più colpiti dalla pandemia di Covid-19, ma l’intenzione è quella di terminare la stagione. Il numero uno del campionato spagnolo, Javier Tebas, ha indicato il 12 giugno come data possibile per il ritorno in campo. Ancora circa un mese, per prepararsi e capire se e come sarà possibile ricominciare il torneo in condizioni di assoluta sicurezza. Una tempistica che permetterebbe anche di portare a termine le giornate previste per poi giocare le coppe europee. Ma Gerard Piqué spiega che forse è troppo presto.

LIGA – Il capitano del Barcellona, intervenendo a El Partidazo, ammette che forse qualche giorno in più per prepararsi sarebbe apprezzato. “È una situazione particolare, ma bisogna adattarsi. Ed è importante che tutto il mondo conosca il protocollo e lo applichi alla perfezione. Ci sono in ballo molti interessi e capisco che la Liga vuole finire il campionato perchè c’è molto in gioco. A noi non piace l’idea di giocare senza tifosi, ma sarebbe peggio non terminare il campionato, anche perchè siamo primi in classifica. Quello che sta facendo la Liga ha senso. Ma ho sentito Tebas parlare di tornare a giocare il 12 giugno. Tra un mese, senza fare amichevoli prima. Per il bene del calcio e affinchè non ci siano infortuni, se posso dire la mia, qualche giorno in più non sarebbe male”.

DAVIS – Per il catalano, poi, c’è anche un altro problema oltre la Liga: la Coppa Davis. La sua azienda, la Kosmos, organizza il torneo. Quindi, in questo caso, a Piqué tocca stare dall’altro lato della barricata. E le possibilità che l’edizione 2020 si disputi non sembrano molte. “C’è molta incertezza. Vogliamo seguire quello che ci dirà il Consiglio Superiore dello Sport, ma sono pessimista perchè giocare una Coppa Davis senza i tifosi sugli spalti è difficile. Ci sono diverse opinioni in questo momento e nessuno ha la certezza sul fatto che gli eventi possano essere a porte chiuse o con la possibilità di far entrare le persone. Man mano che passano le settimane avremo più indicazioni al riguardo. Bisogna essere pronti, lavorare da casa con lo staff, perchè potremmo anche continuare a organizzarla”. Come sempre, in questo momento, bisognerà analizzare le curve…

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