Le dichiarazioni di Souness che preoccupano la Premier: “Se fossi un calciatore positivo e asintomatico e mi chiedessero di giocare direi di sì”

La ripresa dopo lo stop forzato continua a creare dubbi. I protocolli parlano di quarantena per chi dovesse risultare positivo ai test, ma c’è anche la questione dei positivi asintomatici. E la paura in Inghilterra è che qualcuno (club o calciatori) possa pensare a fare il furbo quando la posta in ballo diventerà alta…

di Redazione Il Posticipo

La ripresa dopo lo stop forzato a causa della pandemia di coronavirus continua a creare dubbi. I protocolli parlano di quarantena per chi dovesse risultare positivo ai test, ma c’è anche la questione dei positivi asintomatici. E la paura di qualcuno è che, ricominciando a giocare e con in palio campionati, qualificazioni alle coppe, retrocessioni e promozioni, possa esserci chi è intenzionato…a fare il furbo. Ovvero, a schierare calciatori che sono risultati postivi al test, ma che non presentano sintomi. Una situazione su cui stanno ragionando parecchio in Inghilterra, dove fanno abbastanza scalpore le dichiarazioni al riguardo di Graeme Souness.

ASINTOMATICO – Mentre si deve ancora decidere il protocollo per lanciare l’ormai celebre Project Restart, l’ex calciatore del Liverpool parla a Sky Sports e spiega che, nella testa di un calciatore o dei club, potrebbe balenare qualche malsana idea… “Se fossi positivo al test e l’allenatore mi chiedesse di giocare comunque, io lo farei. Chiamatemi irresponsabile, ma se fossi un calciatore in questo momento non vedrei l’ora di tornare in campo. I calciatori hanno una responsabilità nei confronti della società, ma dall’altro lato della medaglia il calcio può fare bene a chi gioca. Quindi, per rispondere alla domanda, penso che potrebbero convincermi a giocare se fossi positivo ma non avessi sintomi. Ovviamente, parlo per me…”.

PREOCCUPANO – Certo, l’ex tecnico fa un discorso ipotetico, ma non fa altro che creare nuove preoccupazioni ai vertici della Premier League, dove la questione è già in discussione, come ha spiegato un dirigente al Times. “Alcuni calciatori sono risultati positivi, ma erano asintomatici. E noi siamo preoccupati di come i club potrebbero gestire queste situazioni, specialmente quando la posta in ballo comincerà a diventare molto alta”. Un gesto che presupporrebbe un alto tasso di irresponsabilità da parte sia del club che dei calciatori in questione. Un qualcosa di assurdo, ragionando nei canoni del calcio pre-Covid. Ma un ragionamento che, in una situazione complicata come quella presente, va purtroppo fatto…

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