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Le confessioni di Asprilla: “Un narcotrafficante mi ha chiesto il permesso di sparare a Chilavert. E dopo USA ’94 sapevamo che ci volevano morti…”

La carriera e la vita di Faustino Asprilla vanno decisamente raccontate, possibilmente da lui stesso. L'ex attaccante del Parma e protagonista della Colombia ne ha combinate davvero tante e non solo in campo. E una...compilation di ricordi...

Redazione Il Posticipo

Talento, fama e un po' di sana follia. La carriera e la vita di Faustino Asprilla vanno decisamente raccontate, possibilmente da lui stesso. L'ex attaccante del Parma e protagonista della Colombia ne ha combinate davvero tante e non solo in campo. Marca gli dedica una...compilation di ricordi. Che dimostrano che nel corso degli anni Tino non si è davvero fatto mancare nulla.

CHILAVERT - Persino i contatti con i narcotrafficanti. Quando nel 1997, in una partita contro il Paraguay, litiga con Chilavert, qualcuno gli fa una proposta davvero indecente. E gli spiega che, volendo, il portiere può non passarla liscia. "Arriva un tipo nel nostro albergo e mi dice: 'Abbiamo bisogno che voi ci diate l'autorizzazione per far sì che due persone restino qui ad Asuncion, perchè vogliono andare ad ammazzare quel ciccione di Chilavert'".  Ma Asprilla decide che non se ne parla: "Cosa? Ma siete pazzi? Sarebbe un problema per il calcio colombiano e non può essere, nel calcio quello che succede in campo resta in campo!". E quindi alla fine Chilavert può continuare a giocare tranquillo, grazie all'intercessione di Tino...

PAURA - Una situazione particolare, perchè Asprilla sa benissimo che certe minacce, soprattutto in Sudamerica, sono abbastanza realistiche... La Colombia arriva al Mondiale 1994 con la possibilità di fare bene, ma perde la prima partita con la Romania. E arrivano promesse pericolose. "È stata l'unica volta che sono sceso in campo con la paura. Siamo arrivati alla partita con gli USA e Maturana piangeva, diceva che dovevamo parlare con le nostre famiglia perchè se non vincevamo ci ammazzavano. E allora abbiamo pianto noi, pensando a come uscire da quella situazione. Molti avevamo parte della famiglia al Mondiale, ma tantissimi ce l'avevano a casa". Alla fine, la Colombia perde ed è eliminata. "Gli americani, che non hanno alcuna colpa, ci battono in una partita molto strana".

ESCOBAR - Strana perchè Andrés Escobar realizza, suo malgrado, l'autogol che manda a casa i suoi. Ma mentre si torna in Colombia, è lui che si preoccupa per Tino. "In aereo ha passato tutto il volo pregandomi di non uscire e di non andare in discoteca. Mi diceva: 'promettilo, ci stanno minacciando'. E io gli dicevo che non sarei uscito. Ma alla fine a me non è successo nulla, mentre a lui... Ero in una tenuta, non vedevo neanche le partite del mondiale, quando alle 4 di mattina qualcuno entra dentro casa e mi dice 'hanno ammazzato Andrés Escobar'. Io gli ho detto di smetterla di dire bugie, ho acceso la radio e non dicevano niente. Ma quando dopo un po' sono tornato a Medellin sì che ho pianto, è stata una follia. Credo di aver pianto per un mese". Una storia triste per un calciatore sinonimo di allegria...