L’attacco di Mings, l’ex senzatetto che brilla in Premier League: “Noi calciatori siamo degli oggetti. Possiamo scegliere di non giocare, ma se tutti dicono che si riparte…”

Tyrone Mings, difensore dell’Aston Villa, ci ha messo molto a diventare quel che è, tra mesi passati in un rifugio per clochard, debiti, bocciature perché magro e lavoretti in un pub. E nessuno meglio di lui, che ha conosciuto la povertà, può giudicare gli interessi che circolano attorno al calcio e alla ripartenza…

di Redazione Il Posticipo

Quando era un bambino è stato costretto a vivere per un anno in un rifugio per senzatetto con sua madre e le sue tre sorelle. Nulla, però, gli ha impedito di giocare a calcio. E non lo farà neanche il coronavirus, nonostante non sia molto felice di come sono stati trattati i giocatori. Tyrone Mings, difensore dell’Aston Villa, ci ha messo molto a diventare quel che è, tra mesi passati in un rifugio per clochard, debiti, bocciature perché magro e lavoretti in un pub. E nessuno meglio di lui, che ha conosciuto la povertà, può giudicare gli interessi che circolano attorno al calcio. In un’intervista al Daily Mail, il calciatore dei Tre Leoni ammette con una certa punta di amarezza che si riprenderà nonostante quello che può pensare che in campo ci deve scendere.

OGGETTI – E soprattutto, che in fondo ai calciatori non è stata scelta. “I motivi della ripresa sono al 100% guidati da questioni finanziarie piuttosto che da questioni di integrità. Sono d’accordo nel giocare di nuovo, ma solo perchè non abbiamo altra scelta. Come calciatori, siamo stati gli ultimi ad essere consultati riguardo il Project Restart e questo è perchè quella è la nostra posizione nell’ordine delle priorità del mondo del pallone. Non c’è problema. Per il calcio siamo degli oggetti. E noi lo accettiamo”. Quindi, tutto gira attorno al denaro. “Il Project Restart nasce per questioni di soldi. Ma credo che tutti lo sappiano. E mi sta bene, perchè se guardo a quel mostro finanziario che è la Premier League e ai soldi che fa girare e non mi sono lamentato prima, quando tutto andava bene, non posso farlo ora che l’atmosfera attorno al calcio non è serena”.

SCELTA – Perlomeno, però, chi non vuole scendere in campo ha la possibilità di farlo. Un passo avanti, seppure piccolo. Ma comunque, qualcosa che nell’ordine generale delle idee conta poco. “Abbiamo la possibilità di decidere se tornare ad allenarci ed è un bene, perchè non se ne era parlato. Ma se la FA, la EFL il Governo, la UEFA e la Premier League dicono che bisogna ricominciare a giocare, non è che faccia questa gran differenza quel che pensano i calciatori, perchè si tornerà a giocare, punto e basta. Però è importante avere la possibilità di scegliere, è una questione personale. Se non vuoi tornare ad allenarti, non sei obbligato. Ci sono calciatori che hanno mostrato preoccupazione per la salute delle loro famiglie e io sono con loro al 100%. È un un qualcosa a cui bisogna pensare. E nessuno deve essere maltrattato per una decisione personale basata sulle necessità o sui rischi della propria famiglia”.

 

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