L’assurda trasferta dell’Exeter: alberghi e ristoranti chiusi, 800 km andata e ritorno, cibo a portar via e tutti a letto alle 4

L’assurda trasferta dell’Exeter: alberghi e ristoranti chiusi, 800 km andata e ritorno, cibo a portar via e tutti a letto alle 4

Il calcio è fatto di sacrifici, soprattutto quando si parla di trasferte. Moltissimi tifosi sapranno cosa voglia dire sobbarcarsi un viaggio lunghissimo, assistere al match e poi incamminarsi subito verso casa, senza neanche riposarsi. Beh, ora, cortesia (ma non troppo) del coronavirus, va a finire che lo impareranno anche i calciatori.

di Redazione Il Posticipo

Il calcio è fatto di sacrifici, soprattutto quando si parla di trasferte. Moltissimi tifosi sapranno cosa voglia dire sobbarcarsi un viaggio lunghissimo, assistere al match e poi incamminarsi subito verso casa, senza neanche riposarsi. Beh, ora, cortesia (ma non troppo) del coronavirus, va a finire che lo impareranno anche i calciatori. Del resto, il Project Restart non prevede solo che riparta la Premier League, ma anche la Championship e i playoff delle altre due serie professionistiche. Dunque, come riporta il Sun, l’Exeter deve giocare la sua prima partita per la lotta per la promozione a Colchester. Peccato che gli ospiti non abbiano neanche un posto…dove essere ospitati.

ZERO ALBERGHI – L’assurda situazione è ovviamente dovuta al caos creato dalla pandemia di Covid-19. Tutti gli alberghi della zona sono chiusi, dunque l’Exeter sarà costretto a farsi andata e ritorno (circa 800 km) senza alloggiare a Colchester e tornando nel cuore della notte a casa. Una bella impresa, considerando che dopo pochi giorni ci sarà il ritorno. A sottolineare questa problematica è Matt Taylor, il tecnico degli ospiti. “Avremo una giornata da venti ore, forse anche di più. E non è il massimo della vita. Per fortuna il calcio di inizio è alle 17:15 e non più tardi, almeno così per le 4 di venerdì mattina saremo a letto. E poi c’è il ritorno lunedì!”.

RISTORANTI CHIUSI – Ma non solo gli alberghi. L’Exeter avrà problemi anche per mangiare. E Taylor…la prende con filosofia, organizzando una vera e propria gita fuori porta per i suoi. “Partiamo alle 7:30 di mattina, ci fermeremo da qualche parte per pranzare. Non sono aperti neanche i ristoranti, quindi o ci fermiamo a una stazione di servizio o organizziamo affinchè qualcuno ci porti qualcosa. E dobbiamo trovare anche un modo di far fare stretching ai ragazzi”. L’obiettivo comunque resta…non arrivare troppo presto: “Sarebbe inutile arrivare troppo prima allo stadio, perchè non possiamo stare da nessuna parte. Avremo accesso solo alle docce e ad alcune aree all’aperto”. Insomma, non la classica trasferta di un club professionistico…

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