L’assemblea degli azionisti del Real culmina in un… attacco a Ramos: “Si veste come una turista svedese”

L’assemblea degli azionisti del Real culmina in un… attacco a Ramos: “Si veste come una turista svedese”

A Madrid, gli inviti alla calma non sono mai fuori luogo: all’assemblea degli azionisti un socio dei Blancos critica capitan Ramos. Sul campo? Macchè, per il look!

di Redazione Il Posticipo

Nelle grandi piazze del calcio mondiale ci sono tante cose che si possono fare. La prima è tifare ma non sempre è sufficiente.Si possono fare delle rivoluzioni, cambiare giocatori, cambiare uno stuolo di allenatori ma c’è una cosa che non si fa mai abbastanza: invitare l’ambiente alla calma. Ecco, a Madrid, questo serve sempre anche in una semplicissima assemblea degli azionisti. Un socio prende la parola e… critica Sergio Ramos per come si veste.

UN CAPPELLO ROSA – Si è detto un po’ di tutto sul capitano del Real e della nazionale spagnola. Si è detto che è falloso e che gli arbitri sono un po’ conniventi con la sua irruenza; si è spiegato il suo caratterino, che però per motivare la squadra è davvero oro. Insomma, si pensava che gli argomenti sul difensore fossero finiti finché un socio prende la parola e lo critica perché “Si veste come una turista svedese“. O meglio, come riporta As, qualcuno rimasto ancora anonimo ha detto: “Uno come me può permettersi di farsi prendere un po’ in giro, ma non se fossi il capitano del Real Madrid. L’ultima volta si è presentato con un cappello rosa, sembrava una turista svedese”.

FLORENTINO – Insomma, dopo i suoi falli, dopo l’intervento su Salah in finale di Champions di due anni fa che gli ha fatto piovere addosso delle critiche anche nello stesso ambiente madrileno, ora il numero 4 è nell’occhio del ciclone per il suo modo di vestirsi. A prescindere dal fatto che ognuno è libero di esprimere la propria personalità anche indossando dei capi eccentrici, Florentino Perez irrompe nella sala sbigottita e mormorante: “Le ricordo che, se parla di Sergio Ramos, parla anche del goal di Lisbona. Non è il momento“. Già, perché è facile parlare in preda a un impulso ma fare dei bilanci tra ciò che non va proprio benissimo e ciò che c’è di straordinario richiede un po’ più di riflessione e di acume che non si possono pretendere da tutti. Insomma, simpatico o meno, a parlare sono i fatti.

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