L’arbitro Clattenburg e un incubo…di nome Pepe: “Non era divertente dirigerlo, bisognava sempre controllarlo. Non ti puoi fidare di lui”

Quello dell’arbitro non è un mestiere facile, soprattutto se si ha a che fare con alcuni tipi niente male. L’inglese Mark Clattenburg ha diretto i migliori calciatori del mondo, ma ha un incubo…di nome Pepe. Il difensore portoghese è il calciatore che per l’ex fischietto di Sua Maestà ha sempre rappresentato…una minaccia.

di Redazione Il Posticipo

Quello dell’arbitro non è un mestiere facile, soprattutto se si ha a che fare con alcuni tipi niente male. L’inglese Mark Clattenburg ha diretto i migliori calciatori del mondo, ma ha un incubo…di nome Pepe. Il difensore portoghese, attualmente al Porto ma leggenda delle Champions vinte dal Real in coppia con Ramos, è il calciatore che per l’ex fischietto di Sua Maestà ha sempre rappresentato…una minaccia. E come esempio l’inglese porta la finale di Milano tra Real e Atletico, diretta proprio da lui.

RIGORE – Un match in cui, come ammette al Daily Mail, la sua squadra parte con un errore. “In quella finale il Real Madrid è passato in vantaggio nel primo tempo, ma il gol di Sergio Ramos era in fuorigioco, anche se non di molto. Ce ne siamo reso conti quando siamo andati al riposo. Era un’azione complicata e il mio assistente ha sbagliato”. Ma uno sbaglio può essere utile. E quando c’è un rigore contestato, con fallo di Pepe, Clattenburg decide di mettersi…al livello del portoghese. “Pepe ha fatto fallo su Torres, era arrabbiatissimo e in un inglese perfetto mi ha detto: ‘Mark, questo non è mai rigore’. E io gli ho detto ‘guarda che il vostro primo gol andava annullato’ e lui è stato zitto. La gente penserà che è sbagliato, perchè due sbagli non si annullano. E neanche noi arbitri la pensiamo così, ma i calciatori sì e quindi sapevo che dicendogli così avrebbe accettato la situazione. Non era divertente arbitrare Pepe, bisognava controllarlo di continuo”.

SCENEGGIATA – La dimostrazione arriva quando, per ben due volte, il portoghese si getta a terra fingendo di essere stato colpito, prima da Filipe Luis e poi da Carrasco. “Quando stava facendo quella scena io pensavo ‘ah, sei così grande e grosso e anche così delicato?’. Si stava rotolando per terra, faceva finta per vedere se avrei espulso qualche giocatore dell’Atletico. Qualche altro arbitro si sarebbe infuriato, ma io ho fatto quello che dovevo. Cercavo di non farmi guidare dai pregiudizi, ma conoscevo bene il suo modo di pensare e quindi sono andato io stesso a tirarlo su da terra. È un giocatore di cui non puoi fidarti. Magari stavi arbitrando una partita facile e lui, di colpo, faceva qualcosa”. Insomma, sempre meglio non avercelo in campo…

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