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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. L'Atalanta fuori da tutto ma non è detto smarrisca il suo percorso. Capolavoro di Italiano. La Lazio si piazza quinta ma urge una revisione seria sulla fragilità difensiva. Mou, appuntamento con la storia a Tirana.

Stefano Impallomeni

La Dea, dopo anni sbalorditivi e chissà quanto replicabili, torna “normale” ed esce di scena dal palcoscenico europeo dove specialmente in Champions aveva regalato emozioni e fatto sognare. La squadra di Gasperini perde in casa anche contro l’Empoli (appena 20, i punti conquistati al Gewiss) nonostante il bellissimo rientro di Ilicic in campo dopo mesi di lotta con il male oscuro. Non resta neanche la ruota di scorta dell'Europa League, quella Conference che la Roma cercherà di vincere mercoledì contro il Feyenoord e la Fiorentina di onorare l’anno prossimo. Capolavoro di Italiano che all'ultimo tentativo si sbarazza della Juventus, dando un grande senso al suo lavoro.

L'Atalanta fuori da tutto è dunque la notizia dell'ultima inappellabile giornata ma non siamo così certi che la Dea abbia smarrito il suo percorso virtuoso che subirà probabilmente delle modifiche senza però perdere di vista il recente e convincente passato. Per Gasperini non sarà il momento delle riflessioni. Lo ha già confermato, in tutti i sensi, Luca Percassi. E senza Europa, attenzione al ritorno della Dea perché Gasp resta il valore aggiunto.

La Lazio, alla fine, si piazza quinta e va direttamente alla fase a gironi dell'Europa League. Immobile, infortunato, nobilita il suo valore impressionante vincendo per la quarta volta la classifica dei marcatori. Soltanto Nordahl, cinque volte primo, ha fatto meglio di lui. Sarri nella prossima stagione può ripartire dalla sua fase offensiva, ma urge una revisione seria sulla fragilità di una difesa che becca gol elementari e puerili. La conferma o la non conferma di Milinkovic Savic sposterà gli equilibri e l'identità della squadra.

In quanto a José Mourinho, il discorso va oltre il campo. Il portoghese ha avuto il merito di scegliere la sua strada senza passare inosservato. La Conference League è la vera possibilità per distinguersi, lasciare un segno alla sua maniera. In ogni caso ha compattato l’ambiente, lo ha portato nell'irrazionalità di un sentimento e trasformato in un prezioso alleato. Il campionato lascia più ombre che luci. Pochi i miglioramenti, se non una mentalità diversa e una squadra più volitiva con Abraham e Pellegrini sopra le righe. Troppo poco per immaginare una qualificazione in Champions. Il mercato dopo la Conference dovrà essere da Mourinho. Quindi molto speciale e poco sperimentale. Mou non ama i piazzamenti, men che meno i sesti posti. Ora Tirana, dove ci sarà un appuntamento con la storia. Alla Roma manca un trofeo da 14 anni in Italia e da 61 anni in Europa. E manca anche all'Italia da diverso tempo. L'ultima volta, nel 2010, fu l'Inter a sollevare la Champions League sotto il cielo di Madrid contro il Bayern Monaco. In panchina c'era proprio  lui, José Mourinho. Questa è un'altra coppa, un'altra storia ma voglia e passione di Mou, nella caccia al suo 26esimo titolo personale, sono intatte.