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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. Al di là dei risultati conseguiti, le scelte di Inzaghi saranno presumibilmente tema di approfondimento in casa nerazzurra.

Stefano Impallomeni

I cambi di Inzaghi durante le partite incuriosiscono di più di un trionfo da mettere in bacheca. C'è da chiedersi perché quasi sempre sospettiamo lo stesso copione, l’identico, probabile e prevedibile scenario, a seconda di quello che racconti la partita. Nel tempo e nei nomi, puntuali, arrivano i soliti eventi che si verificano sistematici. E non sempre stabilizzanti.  L’allenatore dell’Inter, l'uomo delle Coppe, vince prendendosi i suoi rischi. Sostituisce Lautaro e Calhanoglu i potenziali rigoristi, si aggrappa a Perisic, un portento di corsa, tecnica, leadership e intelligenza, che battezza e chiude un successo meritato in rimonta rabbiosa come contro l'Empoli.

Al di là dei risultati conseguiti (Supercoppa e Coppa Italia) e quelli difficili da raggiungere (scudetto) le scelte di Inzaghi saranno presumibilmente tema di approfondimento nel prossimo futuro in casa nerazzurra. Alcune scelte non sembrano piacere neanche a Marotta, che, immortalato dalle telecamere in tribuna, allarga le braccia, mostrandosi abbastanza sorpreso per le sostituzioni dell’argentino e del turco. Anche Lautaro recita la sua parte non nascondendo il disappunto e chiedendosi il perché, prima di ritrovare entusiasmo.

I cambi a grappolo di Inzaghi tengono insomma ancora banco nell'arco di una stagione che è stata positiva, ma che poteva essere dominata. Questo è e resta il dubbio da portarsi dietro nell'anno che verrà sullo sfondo del trionfo di Roma. Inzaghi resta un allenatore bravo e capace, sebbene le sue scelte durante le partite sembrino tese ad accontentare sempre qualcuno, generando spesso insoddisfazione generale. Il calcolo di preservare energie in vista del duello scudetto regge fino a un certo punto. Almeno Perisic è intoccabile a tempo indeterminato. O quasi, perché nel dopo partita il croato, anche in modo piuttosto forte, alimenta dubbi sulla sua permanenza con una battuta al vetriolo. Forse è tardi per trattenerlo. Certamente non gli sono piaciute le tempistiche legate alla trattativa legata al rinnovo. Per l'Inter, comunque, una Coppa Italia conquistata dopo 11 anni, e un sogno da accarezzare, dopo aver buttato al vento tante occasioni perdute. Per la Juventus, invece, buio pesto. Non basta l'uno-due di Vlahovic temporaneo giustiziere. Il serbo e la squadra si spengono velocemente e si distendono su una mediocrità preoccupante divorati da paure già conosciute. Questa squadra ha fatto uno sforzo enorme quest'anno e il quarto posto è il suo scudetto. La Juventus dura 10 minuti, poi è un accartocciarsi su sé stessa in difesa dove Chiellini, fino a che resiste, giganteggia. In questa squadra i limiti sono seri, evidenti e partono da lontano. Inutile fingersi ambiziosi, la realtà è amara e densa di equivoci. Allegri nervoso, espulso, quasi umiliato è la fotografia del momento. Si resta col cerino in mano, senza titoli. Non accadeva dai tempi di Delneri. E questi sono i risultati.