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L’Appunto

di Stefano Impallomeni. Una vittoria meritata. E aggiungiamo da applausi, perché è un ritorno importante da esporre nella vetrina internazionale del nostro calcio nel periodo più brutto.

Stefano Impallomeni

La Roma centra l'obiettivo Tirana accompagnata dal meraviglioso pubblico dello Stadio Olimpico: i tifosi coccolano una squadra concentrata, essenziale, applicata. Da finale. Una vittoria meritata. E aggiungiamo da applausi, perché è un ritorno importante da esporre nella vetrina internazionale del nostro calcio nel periodo più brutto. Dopo Conte due anni fa in Europa League (Inter sconfitta dal Siviglia), ora ci proverà Mourinho in Conference League sperando che stavolta sia un'altra storia. Ci sarà il Feyenoord, e come diranno i tifosi, si può fare. A Tirana il 25 maggio, dunque, a caccia dell'altra dimensione che in casa giallorossa manca da 14 anni (Coppa Italia 2008). In Europa, l’ultima finale risale alla Coppa Uefa del 1990/1991. La gioia di un successo internazionale manca invece dal lontano 1961 quando Losi e compagni seppero conquistare la Coppa delle Fiere (antenata della Coppa Uefa). José Mourinho centra la quarta finale europea della Roma dopo Luis Carniglia, Nils Liedholm e Ottavio Bianchi. E va a caccia di una serie di record personali. Il pokerissimo dopo 2 Champions e 2 Europa League. E il succedere a se stesso nella conduzione alla vittoria di una squadra italiana in Europa. Al netto dei numeri, Mourinho, dopo appena un anno dal suo insediamento, ha saputo accorciare i tempi con pazienza, empatia e intelligenza. Il portoghese ha diversi meriti, ma forse il più importante è quello di aver plasmato al meglio l'anima e l'orgoglio di calciatori sfiduciati e non pienamente riconosciuti nel loro valore in questi ultimi anni. Fra frustate dialettiche dolorose e affetto da buon padre di famiglia, in questa Roma c'è sentimento. Poi il campo è un altro discorso e si dovrà migliorare. Lo sa Mourinho, lo sa la dirigenza e anche i tifosi. Ma un passo alla volta. Il nuovo step è passare dalla fatica di dover vincere alla conferma. In attesa di sviluppi, resta il pieno godimento che pervade questo percorso di crescita. Ed è la vera vittoria di questa stagione, la prima di Mourinho, perché l'allenatore è stato unico e abile nel portare la Roma nella condizione di vincere. Dal girone d'andata in campionato a quello di ritorno, con in mezzo questa storia eccezionale in Conference League, è tutta un'altra Roma. Trasformata, cresciuta e consapevole. Mourinho ha ragione: è stata una vittoria di famiglia. Di un gruppo. La guida è Lorenzo Pellegrini. Il ragazzo merita un capitolo a parte. Nella classifica dei più meritevoli ci sono tutti, ma Pellegrini è stato il simbolo di questa rinascita, di una nuova mentalità. Si parla spesso di Abraham, Zaniolo, Smalling. E siamo d’accordo. Basta però vedere i primi 15 minuti della partita contro il Leicester per rendersi conto della importanza e del peso di un degno capitano. Piede ispirato, presenza, personalità da vero trascinatore. Non si capisce il motivo del perché venga ignorato il suo rendimento e il suo valore. Su Nicola Zalewski, il ragazzino prodigio, superfluo aggiungere altro. Eccellente e quadrato nel carattere. Farà un'ottima carriera, ma diciamolo a bassa voce.