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L’Appunto

di Stefano Impallomeni. Ancelotti alla Guardiola. Questa davvero ci mancava e supera ogni previsione. Roba da urlo.

Stefano Impallomeni

Ancelotti alla Guardiola. Questa davvero ci mancava e supera ogni previsione. Roba da urlo. Hala Madrid. City sbattuto fuori grazie a uno stravolgimento azzeccato. Avremmo voluto la replica dell'andata, ma questa volta Real – City è un film ancora più bello, emozionante e incredibile. In una parola: unico. E aggiungiamo forse irripetibile. Ancelotti spariglia e raggiunge il Liverpool in finale a Parigi giocandosela con tecnica e cuore. Il Real, nel finale dei tempi regolamentari è barcollante e fuori dalla Champions. Poi Grealish si divora lo 0-2 e Ancelotti riemerge con Don Rodrygo e Benzema. I cambi, che sembravano destabilizzanti e abbastanza discutibili, risultano essere la chiave di volta. A un passo dal baratro dentro Rodrygo, Camavinga e Asensio. Fuori Kroos, Modric e Casemiro. Ancelotti stravolge il centrocampo e si gioca il tutto con un attacco sfrontato. Lo squilibrio viene premiato. Il City non corre, rincorre. E finisce di creare. Per Ancelotti si tratta del suo più grande capolavoro da quando allena. Il resto lo ha fatto il pubblico. Nel calcio le partite non finiscono mai e al Bernabeu sono lunghe, lunghissime come sosteneva Santillana. A pochi minuti dal termine, il miedo scenico e una trazione anteriore da brividi fanno la differenza. Per Pep Guardiola, l'ennesima amarezza. La Champions non s'ha da fare. Sembra una maledizione, resta la sua indiscutibile bravura. È stata la serata di Ancelotti e forse era scritto nel destino. L'uomo di Reggiolo vuole scrivere gli ultimi capitoli del suo romanzo europeo e spera di finirlo con un lieto fine. Ora dopo questo trionfo, tutto suo, resta da inseguire la leggenda. A Parigi contro il Liverpool di Klopp, alla caccia di un poker storico. Oltre Bob Pasley e Zinedine Zidane. Quattro Champions League da mettere in bacheca. Soltanto lui può farlo e qualcuno se l'era dimenticato troppo in fretta.