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L’Appunto

ROME, ITALY - FEBRUARY 19: Cristian Volpato and Edoardo Bove of AS Roma celebrate after goal during the Serie A match between AS Roma and Hellas Verona FC at Stadio Olimpico on February 19, 2022 in Rome, Italy. (Photo by Fabio Rossi/AS Roma via Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. Le storie di Volpato e Bove, due ragazzi cresciuti nel vivaio giallorosso, danno un senso romantico a un calcio che spesso nega piacevoli irruzioni. I vivai andrebbero tutelati, supportati e valorizzati.

Stefano Impallomeni

I tifosi da scudetto, la squadra ancora no, ma le storie di Volpato e Bove, due ragazzi cresciuti nel vivaio giallorosso, che hanno salvato con i loro primi gol in serie A la Roma dalla sconfitta con il Verona danno un senso romantico al modernismo di un calcio che spesso e volentieri nega al pubblico queste piacevoli irruzioni. Ci voleva. Perché ne parliamo spesso, ma poi i fatti non si vedono. Lo diciamo a voce alta: i vivai andrebbero tutelati, supportati e valorizzati. Sempre, nei secoli dei secoli. E la Roma contribuisce a farlo, presente da anni e anni. Attualmente la Primavera giallorossa governa il suo campionato e chi vi gioca o vi giocava va seguito, perché son soddisfazioni lì e altrove, come nel caso di questo pomeriggio.

Due giovanotti, dunque, si guadagnano le giuste attenzioni, emergendo con tutta la leggerezza e la voglia possibile. Come emerge e si fa sentire l'entusiasmo e la partecipazione dei tifosi che dall'inizio della stagione riempiono sistematicamente lo Stadio Olimpico, e non solo, al fianco di un gruppo che forse non raccoglie il messaggio quanto potrebbe o dovrebbe, sempre più stordito da assenze importanti e da lacune di gioco oramai conclamate, tranne rare eccezioni. La giornata giallorossa è quindi piena, risultato a parte. In sintonia, come si dice, con chi quella sintonia la cerca o la vuole. C'è stato qualcosa di diverso nell'aria, parecchio romanista. I tifosi, la Curva Sud in coro, Volpato e Bove, con Totti e De Rossi in tribuna. Due acuti nuovi e due tenori dal passato enorme, la sintesi che ammanta l'ennesimo passo falso. Poi, certo nella giornata ci voleva anche altro. Ci voleva una partita balistica per uscirne indenni e magari assestare meglio i colpi subiti, con una rimonta da inventarsi. Vecchia ricetta: cose basiche e un po' de core. Due angoli, due respinte raccolte, due tiri salvifici da chi non te l'aspetti. Il resto è un vuoto desolante, imbarazzante, incompleto, abbastanza nevrotico. E non si capisce bene il perché.

Loro, quelli che decidono, al contrario, presenti e lucidi: i tifosi, Volpato e Bove. Un motivo ci sarà, perché spesso nella storia della Roma ritornano certe situazioni che si appiccicano a distanza, in ere diverse, quasi dimenticate. Storie particolari, come quella di quasi 44 anni fa quando quella volta, un grande vecchio, Sergio Santarini, il capitano, in un recupero giocato di mercoledì proprio contro il Verona (impossibilitato a raggiungere la Capitale la domenica per un incidente ferroviario in Emilia), il 19 aprile 1978, segnò la rete del successo ( 2-1) al minuto 87, su azione d'angolo, dopo una partita di sofferenza. La cronaca di allora raccontava per la Roma di "due punti importanti, quelli della relativa tranquillità per allontanarsi dalla zona pericolosa della bassa classifica". Era la Roma di Santarini, (“Santarini Argentina " cantava la Curva per il mondiale imminente che si sarebbe giocato in estate), di un giovane Di Bartolomei, che da lì in poi avrebbe segnato 10 reti in campionato. Lo Stadio pieno, o quasi. Sciarpe, passione e sostegno incondizionato. Ieri come oggi. Era la Roma di Giagnoni, che alla fine dei giochi finì ottava.

Oggi, un solo punto conquistato, il terzo consecutivo, grazie a due giovanotti di belle speranze, settimo posto temporaneo in classifica. La Roma è più forte, in panchina c'è Mourinho, ma in campo e sugli spalti parecchie similitudini e sentimenti simili. Molto romanisti, molto radicali. Questa Roma va però oltre ogni immaginazione, perché sta deludendo anche i più ottimisti. C'è ancora tempo, ma non ancora troppo per saperne di più. Giocare in questo modo, al netto delle assenze, non aiuta a essere protagonisti in Conference League. Basta saperlo in anticipo per non arrivare in ritardo quando conterà essere pronti, completi e necessariamente competitivi.