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L’Appunto

MILAN, ITALY - SEPTEMBER 25:  Head coach of FC Internazionale Simone Inzaghi reacts during the Serie A match between FC Internazionale and Atalanta BC at Stadio Giuseppe Meazza on September 25, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. In questo campionato tra imprese e cadute improvvise, Inzaghi, alla fine del girone di andata, è il migliore. Alla befana, pronti con Juventus – Napoli e Milan-Roma. Tenetevi forte...

Stefano Impallomeni

C'è una squadra seria, solida, di talento e piena di alternative e poi ce ne sono altre che più o meno si danno la staffetta nel fare salti in alto o salti nel buio. Se la settima vittoria consecutiva dell'Inter sigilla una certa superiorità, la sconfitta del Napoli è davvero sorprendente e inaspettata. Spalletti resta un fenomenale allenatore, ma forse questa volta, nella perdurante precarietà di uomini cardine, si perde in un turnover cervellotico che non porta bene. Succede un po' a tutti in questo campionato perdersi così, tra imprese e cadute improvvise. È tutto in bilico anche quando non sembra, abbastanza indefinibile e soltanto l'Inter appare sicura del fatto suo.

Pioli aveva ragione nel post della sfida persa contro il Napoli. Ci è mancata la giocata e qualche accelerazione degna di nota, aveva detto. E così Kessie, il più bersagliato dai tifosi per questioni legate al suo futuro non più tanto rossonero, lo ascolta regolando la pratica Empoli e rilanciando se non altro una storia che dura da due anni. Il Milan c'è, non è ai livelli dell'Inter e neanche del Napoli al completo, ma resiste in alto da tempo, ha una sua forza e ha un suo ruolo di eccellente antagonista. Se sarà da scudetto è ancora da vedere, ma nulla è perduto. Il merito maggiore è di questo allenatore che ha acquisito la rabbia giusta nel voler inseguire con grande determinazione un successo. Pioli vuole vincere, gli si legge in faccia, ma non è così scontato che lo possa fare, perché è Inzaghi, alla fine del girone di andata, ad essere il migliore. Il motivo non è riconducibile soltanto ai risultati conseguiti, ma nella capacità di aver marcato un suo timbro. Inzaghi è pilota navigato. Con la Lazio ha creato e vinto, valorizzando calciatori. E oltre ad esser bravo in questo non deroga dal gioco, nel pieno rispetto di una espressione. Si porta dietro i giocatori, trascinandoli nel suo impianto e non viceversa. Trascina, non si fa trascinare. E non è cosa da poco, nonostante i grandi calciatori a disposizione. Inzaghi è l'uomo da battere. L'Inter gioca molto bene e interpreta le partite considerando sempre la trappola che si può nascondere in ogni dove. Mentalità giusta, conduzione impeccabile. La differenza è spesso lì, organici a parte. Ci vuole serenità e calma, oltre la sapienza. E Spalletti lo sta scoprendo amaramente. Dopo l'Empoli, lo Spezia: due vuoti clamorosi che vanificano sforzi diversi e colpi grossi. Lui a Milano come Mou a Bergamo. Il portoghese perde una posizione in classifica. È sesto, con margini di miglioramento. La Roma con la Samp impatta. Gabbiadini, rispondendo a Shomurodov nel finale di una partita bruttissima (cit. Mourinho), rallenta eventuali slanci in classifica. La Roma è una buona squadra ma fatica a fare un salto in avanti definitivo. Serve un filotto di vittorie per vivere altro. La Viola, dal canto suo, tiene con il gioco. A Verona domina nella ripresa dopo essere andata sotto. Vlahovic anche quando non segna tuona personalità, presenza e passione di calcio. La Lazio emerge in laguna e sta lì in zona. A Venezia, dove non è stato facile per nessuno, si scrolla di dosso un po' di polemiche, sebbene Luis Alberto sia un lusso necessario per questa squadra che resta competitiva, ma ad intermittenza, e ha bisogno della bussola e dei piedi dello spagnolo. In coda il deserto dei punti. Mai cosi pochi, mai così faticosi da conquistare. La Salernitana, per altre e note vicende amministrative e di regole, rischia di salutare la serie A nel 2022 in anticipo. Le altre candidate alla retrocessione, Genoa e Cagliari, non danno significativi segnali di vita. Il 6 gennaio ne ricomincia un'altra di vita. Tra un mercato alla buona, dove le idee supereranno le disponibilità economiche, e calcio giocato c'è spazio sempre per una speranza. Alla befana, ad esempio, pronti con Juventus – Napoli e Milan-Roma. Tenetevi forte, anche perché il calendario asimmetrico, stile Premier League (con partite al ritorno diverse da quelle dell'andata), riserverà non poche sorprese. Buone feste a tutti.