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L’Appunto

MILAN, ITALY - OCTOBER 24:  Head coach of FC Internazionale Simone Inzaghi reacts during the Serie A match between FC Internazionale and Juventus at Stadio Giuseppe Meazza on October 24, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

di Stefano Impallomeni. L'anno scorso fu a febbraio, ora con due mesi d'anticipo un altro sorpasso. L'Inter è e resterà la squadra da battere da qui alla fine di questa stagione.

Stefano Impallomeni

L'anno scorso fu a febbraio, ora con due mesi d'anticipo un altro sorpasso chissà quanto definitivo, ma a sensazione, visto come gioca, non effimero. È sempre Inter e ancora Inter, che è e resterà la squadra da battere da qui alla fine di questa stagione, indipendentemente da dove si troverà in classifica. Nel frattempo, l'aritmetica non tradisce. Dopo 17 giornate è primo posto. In testa da sola con merito, nonostante qualcuno avesse mostrato scetticismo sulla sua possibile tenuta e su un'eventuale lotta scudetto con Milan e Napoli, risucchiate da rendimenti normali tra infortuni e appannamenti vari.

Allo stato dell'arte, ci sono e ci saranno ancora sorprese e delle differenze in un campionato molto incerto in cui le squadre medie faranno notizia. Ma difficilmente questa Inter verrà presa facilmente in castagna. I nerazzurri conoscono una regolarità importante, conservano voglia di fare e di migliorare, hanno una solidità e una versatilità tattica formidabile e calciatori tecnici, veloci, rapidi, in grado di eseguire gli uno contro uno in ogni zona del campo in modo corretto. Ecco perché guida l'Inter che sa già come si vince e ha avuto la pazienza dei forti anche nel momento in cui tutto lasciava presagire il ridimensionamento post Conte 2. Inzaghi ha ereditato l'arduo compito con tatto e sta reggendo il confronto con il suo predecessore tra entusiasmo e coraggio, non inventandosi nulla, ma introducendo un bel calcio, ampio e verticale, dal fraseggio e palleggio stretto, gioioso e produttivo. In sintesi, si gioca meglio al calcio e tutti se ne accorgono. Tutto ruota e funziona, chi entra e chi esce, chi aspetta il proprio turno e poi decide. Sanchez, mai visto così in palla, è l'ultimo esempio. È vero, la rosa è completa, ottimo lavoro di Marotta e Ausilio, ma Inzaghi ha dimostrato intelligenza e lucidità. È entrato con personalità in un mondo dove serviva e serve personalità. Non poco, anzi molto, meglio dire: quasi tutto.