L’allarme di Halilhodžić: “Coronavirus e guerra hanno punti in comune. In Europa ci sono paesi che non sono pronti”

L’allarme di Halilhodžić: “Coronavirus e guerra hanno punti in comune. In Europa ci sono paesi che non sono pronti”

il commissario tecnico del Marocco vede dei punti in comune fra la diffusione del covid-19 e quanto accaduto nei primi anni ’90 quando si ritrovò in guerra. Un isolamento diverso, ma altrettanto complicato.

di Redazione Il Posticipo

Coronavirus e quarantena. Halilhodžić, l’ex allenatore del PSG, ora allenatore del Marocco, è confinato nei pressi di Parigi. E ha parlato a Le Parisien dei parallelismi fra quanto sta accadendo adesso confrontandolo con gli anni ’90 quando si ritrovò in guerra. E anche allora fu costretto all’isolamento.

RICORDI – Negli anni ’90 quando in Jugolsavia esplose la guerra, il CT era a Mostar. “Siamo stati bombardati ogni giorno. È stato orribile. Ci sono punti comuni con quanto sta succedendo adesso. Come allora, tutte le attività sono state interrotte. Sarajevo e Mostar sono state circondate e bloccate. Sono stato confinato, camminando in giardino, per quasi due anni. Ma dovevo stare costantemente attento perché in qualsiasi momento potevo essere bombardato. Poi la mia casa è stata presa di mira per 45 minuti. Mi sono nascosto in fondo alla mia cantina. È stato il momento peggiore della mia vita. La mia casa è stata distrutta”.

PARIGI – Una situazione molto meno drammatica, ma altrettanto complicata, a Parigi. “Sono con la mia famiglia. Vado a fare una passeggiata nel mio giardino, faccio sport, ho una piccola stanza con macchine per mantenermi : cyclette. È noioso,  ma non esiste altra soluzione per uscire da questa complicata situazione. Anche a me piace camminare, fare jogging ma è proibito, quindi rispetto questa decisione e non capisco chi esce. Siamo troppo viziati. In Europa ci sono paesi che non sono pronti ad affrontare la pandemia.  Mancano maschere, guanti e abiti, è inspiegabile. Sono triste e preoccupato. È un avvertimento per le nostre società: non possiamo più continuare come  finora. Spero che le politiche terranno conto dell’urgenza di riformare la società”.

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