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Lallana ricorda l’incubo della finale del 2018: “Ero pietrificato, non potevo competere…”

Adam Lallana racconta l'esperienza della sostituzione nella finale di Champions del 2018. E no, non l'ha vissuta proprio benissimo.

Redazione Il Posticipo

Il calcio non è solo muscoli e piedi buoni. C'è anche molta, molta testa da tenere in considerazione. E non si tratta solo di studio dell'avversario, concentrazione e fantasia: un giocatore ha anche bisogno di giocare con la testa sgombra da paure e ansie altrimenti sarà ancora più difficile. È così in ogni partita. Figurarsi in una finale di Champions League e se si ha il compito di provare a sostituire Mohamed Salah. Adam Lallana racconta l'esperienza della sostituzione nella finale di Champions del 2018 a Kiev. E no, non l'ha vissuta proprio benissimo.

PANICO - Lallana era comodo in panchina a gustarsi una bella partita. Poi però Salah viene atterrato da Ramos e deve lasciare il campo. E a quel punto Klopp si gira e dice: "Vatti a scaldare". Panico. Sarebbe così per chiunque in una partita complicata, peccato che fosse la finale di Champions League del 2018. Lallana rientrava da un infortunio e aveva giocato solo tre partite da titolare in quella stagione: "Ero pietrificato", riporta As, "Forse pietrificato è una parola troppo forte, ma guardo indietro e mi viene da dirlo così. Anno terribile, ho avuto un infortunio dopo l'altro e non sono riuscito a trovare il mio ritmo in campo. Mi ero appena ripreso da un grave infortunio muscolare, credo di aver giocato solo 15 minuti nell'ultima partita di Premier League ed ero fuori forma".

 LIVERPOOL, ENGLAND - MARCH 07: Adam Lallana of Liverpool celebrates at full time during the Premier League match between Liverpool FC and AFC Bournemouth at Anfield on March 7, 2020 in Liverpool, United Kingdom. (Photo by Robbie Jay Barratt - AMA/Getty Images)

MENOMALE CHE... - Non proprio il modo migliore per entrare in campo. "Non potevo competere con nessuno. Non potevo avvicinarmi a Modric o a nessuno. Semplicemente correvo intorno a tutti, mi sentivo come un coniglio sotto i riflettori. Se giochi a calcio saprai che la cosa peggiore è entrare in una partita dopo 20 o 25 minuti. Ricordo che correvo ovunque e arrivavo in ritardo ai duelli, mi sentivo soffocare. In nessun momento ho pensato 'Wow, ho giocato la finale di Champions League", ma piuttosto ho detto 'Grazie a Dio non ho commesso un errore che ci è costato un gol'". Ancora oggi, l'ex Liverpool, ora al Brighton, sembra ricordare quella serata come una sorta di incubo di squadra e personale. Ma le sue parole lasciano poco all'immaginazione e chissà se porteranno bene al Liverpool per la sfida al Real...