L’addio di Schürrle, talento rovinato da un pezzetto di pollo: “I momenti difficili erano sempre di più, quelli felici sempre meno”

L’addio di Schürrle, talento rovinato da un pezzetto di pollo: “I momenti difficili erano sempre di più, quelli felici sempre meno”

André Schürrle affida a Der Spiegel l’epitaffio della sua carriera da calciatore. Carriera che sembrava promettere benissimo e che a 24 anni gli aveva già regalato un sogno, la Coppa del Mondo vinta con la Germania. Poi però tutto e crollato e per un motivo assurdo.

di Redazione Il Posticipo

“L’idea di lasciare il calcio stava maturando dentro di me da molto tempo e alla fine ho deciso, i momenti difficili erano sempre di più e quelli felici sempre meno. Devi sempre giocare un certo ruolo per sopravvivere nel business, altrimenti perderai il lavoro e non ne otterrai uno nuovo. Non ho più bisogno degli applausi del pubblico”. Pensieri e parole di André Schürrle, che affida a Der Spiegel l’epitaffio della sua carriera da calciatore. Carriera che sembrava promettere benissimo e che a 24 anni gli aveva già regalato un sogno, la Coppa del Mondo vinta con la Germania. Poi però tutto e crollato e per un motivo assurdo.

INTOSSICAZIONE – Intossicazione da cibo, un bel problema per chi fa il calciatore ma non ha esattamente un fisico bestiale. Una brutta storia iniziata qualche mese dopo il Mondiale, le cui conseguenze sono ancora fresche nella mente di Schürrle, che lo ha spiegato al Sun tempo fa. “Mi ha fatto male un pezzetto di pollo e da quel momento in poi non ho mai più mangiato pollo in vita mia. Di tutta la squadra sono stato male solo io. È successo durante una trasferta in Polonia. Essendo così magro, perdere tre, quattro, cinque chilogrammi è stato un problema. Mi ci è voluto davvero tanto per recuperare le forze. Mi sentivo malissimo e sentivo che non riuscivo neanche ad alzarmi dal letto. Alla fine abbiamo scoperto che era salmonella”. Il che, praticamente, gli costa la maglia da titolare al Chelsea di Mourinho.

MOURINHO –  “Un peccato. I numeri dicevano che ero in forma e avevo anche la fiducia dell’allenatore. Poi sono stato male e non ho avuto la possibilità di dimostrare il mio valore. E quindi quando c’è stata la possibilità di tornare in Germania, Mourinho mi ha lasciato andare”. E dopo il Chelsea, arrivano Wolfsburg, Borussia Dortmund e i prestiti a Fulham e Spartak Mosca. Poi la risoluzione del contratto con i gialloneri e la decisione più complicata, quella di lasciare, ad appena 29 anni, il calcio, nonostante l’interesse di molte squadre tra cui il Benevento. Questo sì che certamente gli lascia ancora un po’ di amaro in bocca. E stavolta, forse, non è solo colpa del pollo.

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