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La rivincita Di Maria: da escluso e deluso nel 2014 alla rivincita del 2022

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La finale Mondiale fra Argentina e Francia consacra Campioni del Mondo, con tanto di gol messi a segno, i due superstiti della finale giocata dall'albiceleste otto anni fa al Maracanà ma Di Maria ha una storia speciale.

Redazione Il Posticipo

Il calcio toglie, il calcio dà, il calcio restituisce. La finale Mondiale fra Argentina e Francia consacra Campioni del Mondo, con tanto di gol messi a segno, i due superstiti della finale giocata dall'albiceleste otto anni fa al Maracanà. In quella occasione, Messi giocò senza incidere tutti i 120' di gioco, mentre Di Maria, in una situazione molto simile a quella attuale, non scese neanche in campo perché era reduce da un infortunio. La storia del Fideo, fra l'altro, è davvero molto particolare.

LETTERA

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Brasile, quattro anni fa. L’Argentina vola in finale dopo la vittoria soffertissima ai rigori con l’Olanda, ma Di Maria non è al meglio. Situazione molto simile a quella antecedente la finale con la Francia. Otto anni fa, però, oltre ai tifosi argentini, c’è chi tiene parecchio alla sua salute: il Real Madrid. Questioni di... mercato. C'è una cessione da finalizzare. E anche il Manchester United, interessato all'arrivo del calciatore, non vuole rischiare nulla. Dunque secondo quanto riferito dallo stesso calciatore a poche ore dalla finale arriva una lettera proveniente dal Real Madrid. Chiedono allo staff dell'Argentina di non farlo scendere in campo al Maracanà.

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NO

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Di Maria ha poi spiegato il retroscena al the Players' Tribune, "Non gli interessava davvero della mia salute. Anzi, avevano già scelto il mio sostituto. Dovevano acquistare James Rodriguez e io ero il predestinato alla cessione. Quindi non potevano correre il rischio che mi infortunassi. Presi la lettera e la strappai senza neanche leggerla. E dissi a Sabella che avrebbe dovuto scegliere senza alcun condizionamento. Che volevo giocare dal primo minuto. Sono scoppiato in lacrime davanti a lui”. Il commissario tecnico non si prese il rischio di mandarlo in campo dal primo minuto. L'Argentina ha perso quella finale senza di lui. E con lui, protagonista del rigore procurato e della seconda rete, l'ha vinta. Da protagonista. La più bella delle rivincite.