La rivelazione di Zola: “Giocatori come Willian e Hazard si annoiavano con Sarri…”

Gianfranco Zola non è entrato a far parte dello staff bianconero, ma resterà per sempre il numero due di Sarri a Stamford Bridge. E un anno dopo la vittoria in Europa League, spiega che non è stato semplice far sì che i big del Chelsea seguissero i fondamenti del Sarriball.

di Redazione Il Posticipo

Quanto è lungo un anno? Una vita, ma anche pochi secondi, dipende dalla percezione. E forse, con tutto quello che è successo nel giro di 366 giorni, sembra impossibile pensare che era il 30 maggio del 2019 quando il Chelsea di Maurizio Sarri vinceva l’Europa League contro l’Arsenal. Nel frattempo il tecnico toscano è tornato in Italia, alla Juventus, dove non ha avuto con sè il suo compagno di avventura londinese. Gianfranco Zola non è entrato a far parte dello staff bianconero, ma resterà per sempre il numero due di Sarri a Stamford Bridge. E in un’intervista a BeIN Sports spiega che non è stato semplice far sì che i big del Chelsea seguissero i fondamenti del Sarriball.

HAZARD E WILLIAN – Il problema, racconta Zola, è che gli allenamenti di Sarri possono essere estenuanti, soprattutto per chi ha già di suo una classe superiore. E quindi più di qualcuno ha sofferto parecchio nell’anno in cui il tecenico bianconero ha guidato il Chelsea. “C’erano giocatori di talento, come Hazard e Willian, giocatori che erano in grado di vincere le partite da soli. Ma entrambi soffrivano per il tipo di esercizi e di allenamenti che facevamo, che però era necessario per gli altri. Sarò onesto, erano ragazzi splendidi, perchè si annoiavano ma continuavano a lavorare comunque. Ed è il motivo per cui a fine stagione, mentre tutti crollavano, noi siamo rimasti in forma fino alla fine”.

NOIA – La noia, spiega, Zola, ha però contribuito a far sì che i giocatori seguissero meno Sarri. “All’inizio tutti quanti davano retta a quello che dicevamo, erano bravissimi. Seguivano tutto, ma poi, con il passare delle settimane, a causa delle partite e della ripetizione continua degli esercizi, i calciatori hanno cominciato ad essere stanchi e ad annoiarsi. Ma la noia è parte del nostro lavoro, a volte c’è bisogno di annoiarsi, perchè se se ti annoi e continui a lavorare alla fine migliori. Mi ricordo di quando imparavo a giocare, a calciare il pallone, lo facevo 300-400 times volte al giorno. E c’erano momenti in cui mi stancavo, ma avevo bisogno di continuare, perchè se volevo che diventasse parte di me, era il processo che dovevo seguire”. E alla fine, vista l’Europa League vinta, la noia è servita a qualcosa…

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