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La rivelazione di Simeone: “Quando vado al cinema mi ritrovo a pensare se far giocare Joao Felix o Correa!”

La rivelazione di Simeone: “Quando vado al cinema mi ritrovo a pensare se far giocare Joao Felix o Correa!”

Diego Simeone, si sa, non è esattamente uno qualsiasi. Nel suo mondo, il pallone si vive 24 ore su 24. E persino quando si sta facendo altro, spuntano fuori i dilemmi dell'allenatore, che prendono il sopravvento sulle altre attività...

Redazione Il Posticipo

L'Atletico, la Nazionale, Messi, Suárez, il calcio e e la vita. Olé ha parlato a lungo con Diego Simeone, tecnico argentino campione di Spagna con l'Atletico. E il Cholo, si sa, non è esattamente uno qualsiasi. Nel suo mondo, il pallone si vive 24 ore su 24. E persino quando si sta facendo altro, spuntano fuori i dilemmi dell'allenatore, che prendono il sopravvento sulle attività che per lui sono...collaterali. Del resto, Simeone è così. Prendere o lasciare...

24 ORE AL GIORNO - E alla domanda se il calcio invade anche parti della sua vita privata, il Cholo non può che rispondere con la consueta onestà. "Il calcio si vive 24 ore al giorno, funziona così. Quando uno sta dormendo, da un'altra parte c'è qualcuno che invece è sveglio. E quello che è sveglio pensa, mentre tu dormi, quindi il vantaggio ce l'ha lui. Ecco perchè bisogna essere sempre all'erta. Dico sempre che il calcio è qualcosa di difficile da separare da tutte le distrazioni che si possono avere. Se vado al cinema, il film dura un'ora e mezza e per quanto possa essere bello, se c'è l'intervallo o nel momento in cui la pellicola è più lenta, io comincio a pensare se devo far giocare Joao Felix oppure Correa. Ed è complicato spiegarlo a chi ti sta accanto. Ma nella tua testa non smetti mai di pensare, anche se vai riposarti o a dormire. Molte volte il mio modo per rilassarmi o addormentarmi è quello di immaginare come posso mettere in campo la squadra".

ATTEGGIAMENTO - Tornando al campo, il suo modo di gestire i calciatori è già leggenda. E Simeone cerca di dare un...bignami del suo pensiero di allenatore, che non può prescindere dalla voglia di dare sempre il massimo da parte di chi scende in campo. "Io lo dico sempre, il corpo parla. Si può giocare bene o male, ma se uno è contento e gli va di lavorare, si vede dal suo atteggiamento. Come quando a uno dici di andare a sinistra e lui invece va a destra. Io ai miei giocatori dico questo: se andate al Bayern Monaco, non avete altra opzione che vincere. La stessa cosa al Manchester City, al Barcellona e al Real Madrid. E perchè all'Atletico non deve essere così? Se non siete pronti a competere a questi livelli, lasciate il posto ad altri. Nè gli allenatori nè i giocatori sono mai indispensabili. Quello che è indispensabile è il club. Ed è una cosa che devono capire". Considerando che la spiega il Cholo, complicato che il messaggio non passi...