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La rivelazione di Ferdinand: “Van Nistelrooy disse a CR7 che doveva andare al circo, non giocare a calcio”

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Quando il portoghese si è trasferito a Manchester, sponda United, ha trovato ad attenderlo parecchi calciatori importanti i. Rio Ferdinand ha ricordato i primi tempi di CR7 a Old Trafford, quando il giovanissimo talento aveva un modo di giocare...

Redazione Il Posticipo

Cristiano Ronaldo raccontato da chi lo conosce molto bene. Quando il portoghese si è trasferito a Manchester, sponda United, ha trovato ad attenderlo parecchi calciatori importanti. Uno di questi, Rio Ferdinand, ha ricordato i primi tempi di CR7 a Old Trafford, quando il giovanissimo talento aveva un modo di giocare che ancora non era quello che lo avrebbe reso il migliore al mondo qualche anno dopo. E, come spiega l'ex difensore a BTSports, faceva arrabbiare i compagni.

CIRCO - In particolare Van Nistelrooy, con cui gli scontri sono stati parecchio duri. "Non è diventato un fenomeno immediatamente, ma aveva un'abilità incredibile e gli piaceva intrattenere il pubblico. Adorava dribblare e per questo veniva spesso rimproverato in allenamento. Mi ricordo una volta, credo sia stato un momento importante per lui, ma all'epoca non la prese bene. All'epoca allo United c'era Van Nistelrooy che era la stella, quello che segnava tutti i gol. Ronaldo aveva il pallone sulla fascia, cercava di dribblare mentre Ruud correva verso il centro dell'aera. Ronaldo non gliela passa e Ruud impazzisce, comincia a urlare 'dovrebbe andare al circo, non essere in campo a giocare a pallone' e se ne va dal campo di allenamento. Ronaldo era triste e arrabbiato: 'perchè mi dice così?'".

 (Photo by Alex Livesey/Getty Images)

NUMERO 7 - Ferdinand però spiega che quella lavata di capo, in fondo, può aver fatto bene al portoghese."Aveva 18 o 19 anni, altri ragazzi avrebbero subito il contraccolpo e avrebbero perso fiducia in se stessi. Altri avrebbero continuato a fare le stesse cose, ma Ronaldo sapeva che in fondo Ruud poteva avere ragione e quindi da quel momento in poi a diventare importanti per lui sono state le statistiche, i gol. Le cose che lo avrebbero reso il migliore al mondo. Noi lo prendevamo in giro e gli dicevamo 'guarda che non sei tu il vero numero 7 qui, hai davanti Best e Beckham'. E si vedeva che lui pensava 'bene, come posso superarli?'.

OSSESSIONE - Insomma, da quei momenti complicati è nato il CR7 che tutto il mondo conosce. "Per quello che riguarda il suo modo di pensare, non conosco un calciatore più forte, determinato, quasi ossessionato di lui. Sono stato fortunato a vederlo crescere, da ragazzino a uomo, mentre ci metteva tutto in allenamento. Era assolutamente ossessionato dalla vittoria, voleva vincere le partitelle e segnare sempre l'ultimo gol. Quando andavamo a qualche premio, gli chiedevano 'chi è il migliore di sempre?'. E lui rispondeva 'io'. Ha un ego importante, una natura ossessiva e parecchio orgoglio. Ma è arrivato a Manchester che era un ragazzino e se n'è andato che era il migliore al mondo". Forse, anche grazie a quelle grida di Van Nistelrooy...