La rivelazione di Courtois: stavo per lasciare il calcio perchè…

La rivelazione di Courtois: stavo per lasciare il calcio perchè…

La tradizione sportiva del Belgio parla più di ciclismo che di calcio e persino Courtois non fa eccezione. Il portiere racconta che in fondo il rischio di vederlo girare il mondo in sella a una bici, piuttosto che con i guantoni a difendere una porta, c’è stato eccome…

di Redazione Il Posticipo

Ormai il Belgio, complice una generazione di fenomeni, è diventato stabilmente protagonista nel mondo del calcio e i suoi protagonisti sono riconosciuti tra i migliori interpreti dello sport più amato del pianeta. Ma la tradizione sportiva del Paese dei Diavoli Rossi parla di altro. Parla di salite infernali, di fatica su due ruote, più di Eddy Merckx che di Eden Hazard. Il ciclismo da quelle parti è una religione e lo conferma anche Thibaut Courtois, portiere del Real Madrid. Che come riporta Marca, ha fatto una chiacchierata con Oscar Freire, tre volte campione del mondo, che per l’occasione ha percorso un tratto di Giro delle Fiandre, la Classica preferita del belga.

CICLISTA? – E Courtois racconta che in fondo il rischio di vederlo girare il mondo in sella a una bici, piuttosto che con i guantoni a difendere una porta, c’è stato eccome. “Mi piaceva molto il ciclocross, c’è stato un momento, quando avevo 11 o 12 anni, in cui stavo per lasciare il calcio perchè ho detto a mio padre che preferivo la bicicletta. Però alla fine ho continuato con il pallone”. Per fortuna, verrebbe da dire, perchè al netto di una stagione piena di errori e di critiche, il portiere del Real ha comunque vinto il premio come miglior estremo difensore dei Mondiali in Russia. Certo, qualche tifoso dei Blancos forse avrebbe preferito vederlo affrontare il Giro d’Italia piuttosto che la Champions League…

PARAGONI – E quindi, vista l’annata storta di Courtois, meglio sorvolare sulle questioni di campo (“vogliamo salutare i tifosi con una vittoria e prepararci bene per la prossima stagione”) e continuare a parlare di ciclismo. Magari facendo qualche raffronto con il calcio. “Sono sport molto diversi, ma entrambi molto duri. Che sia una finale di coppa o il Giro delle Fiandre, giocare con il vento contro o salire sul Koppenberg (la salita più celebre del Fiandre, ndr), la testa ti può girare e può essere tutto molto complicato. Ma ci si allena tantissimo per cose del genere e quindi ho sempre molto rispetto per i ciclisti e se posso vedo sempre le gare in TV”. Quello che i ciclisti belgi fanno con lui quando gioca la nazionale!

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