La Rapinoe contro tutti: “Contrastare così il razzismo è una barzelletta. Io farei regole così estreme che…”

La Rapinoe contro tutti: “Contrastare così il razzismo è una barzelletta. Io farei regole così estreme che…”

Ha fatto discutere la sanzione inflitta alla Bulgaria, che dovrà pagare una multa e disputare una partita a porte chiuse dopo i cori contro i calciatori inglesi nel match di qualificazione agli Europei. E proprio su questo caso è stata interpellata Megan Rapinoe. Che come al solito non le ha mandate a dire…

di Redazione Il Posticipo

Il razzismo nel calcio è un problema sempre più pressante. E i grandi campioni, del passato e del presente, continuano a schierarsi contro i comportamenti discriminatori. A livello internazionale ha fatto molto discutere la sanzione inflitta alla Bulgaria, che dovrà pagare una multa di circa 70mila euro e disputare una partita a porte chiuse (con la seconda sospesa per due anni, che scatterà in caso di recidiva) dopo i cori contro i calciatori inglesi nel match di qualificazione agli Europei. E proprio su questo caso è stata interpellata Megan Rapinoe. La stella degli USA campioni del mondo ha parlato a BBC Radio 1 della decisione disciplinare, definendola “una barzelletta”.

REGOLE ESTREME – Troppo poco, dunque, rispetto a quello che hanno combinato i tifosi bulgari. “Non possiamo accettare una cosa del genere. Queste sono cose che non possono succedere nel nostro sport. Quindi penso che tutti i club, i presidenti, le tifoserie, insomma, tutti quanti stiano fallendo nell’aiutare i calciatori vittime di razzismo. Se ti beccano a fare qualcosa di razzista dovresti essere bandito a vita dagli stadi, punto e basta. Voglio dire, una multa da 70mila sterline è una vera e propria barzelletta. Fosse per me, farei regole così estreme che una cosa del genere diventerebbe un danno per la squadra e per la federazione, oltre che un danno finanziario”.

PROBLEMA DI TUTTI – Insomma, punti di penalizzazione, squalifiche dalle competizioni e via dicendo. Questa è la via da percorrere, secondo la campionessa del mondo. Che, per dare un messaggio, punta sugli stessi calciatori, a partire dai compagni di squadra di chi riceve gli abusi, come nel caso di Sterling, sia con la nazionale che con il Manchester City. “C’è bisogno che il razzismo diventi un problema dei compagni di squadra di Raheem, di tutti i calciatori della Premier League, di tutti i calciatori negli altri campionati. Perchè è una questione che riguarda tutti”. Dichiarazioni non certo inaspettate da parte della Rapinoe, che si è spesso e volentieri schierata su temi che riguardano ogni tipo di discriminazione. E che, visto che ha 34 anni, di certo vuole lasciare un calcio migliore alle generazioni che verranno.

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