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La Premier: “Si riprende quando sarà sicuro e giusto” e chiede ai giocatori il 30% di tagli…

Riunione fiume oltremanica. Dal comunicato congiunto, le decisioni prese dai club del massimo campionato inglese.

Redazione Il Posticipo

Era il D-day in Premier e per il calcio inglese. Ed è stato abbastanza lungo. Quattro ore di riunione, come riportato dal Sun, per giungere ad alcune conclusioni pubblicate in un comunicato congiunto da parte dei venti club. Due, i capisaldi: si riparte, ma non si sa quando. E i calciatori dovranno tagliarsi lo stipendio.

STOP  - Non è detto che si riprenda a maggio. Anzi secondo il tabloid non è fattibile. I club rimangono comunque determinati a giocare le restanti 92 partite. "La Premier League non riprenderà all'inizio di maggio. La stagione 2019/20 riprenderà solo quando sarà sicuro e giusto farlo. La data è costantemente monitorata e sottoposta a revisione da parte di tutte le parti interessate, in quanto si lega all'impatto generato dalla pandemia di COVID-19. La Premier League sta lavorando a stretto contatto con tutto il calcio professionistico in questo paese, nonché con il governo, le agenzie pubbliche e le altre parti interessate per garantire una soluzione. C'è un obiettivo comune. Giocare tutte le partite di campionato e coppa nazionale rimanenti, permettendoci così di mantenere l'integrità di ciascuna competizione. Qualsiasi ritorno al gioco, però avverrà solo con il pieno sostegno del governo e quando le indicazioni mediche lo consentiranno".

STIPENDI - Previsto anche un taglio degli stipendi dei calciatori per garantire sostenibilità all'intero sistema calcistico: "Nell'incontro di oggi sono state prese in considerazione anche le  implicazioni sportive e finanziarie per i club della Premier League, nonché per la FA, EFL e National League. Di fronte a perdite sostanziali  per la stagione 2019/20 da quando è iniziata la sospensione delle partite e per proteggere l'occupazione, i club della Premier League hanno concordato all'unanimità di consultare i loro giocatori in merito a una riduzione di stipendio pari a 30 per cento della retribuzione annua totale". Resta da capire che ne pensano i diretti interessati.