La… paura di Klopp: “Non voglio essere ricordato come l’allenatore divertente ma che non ha vinto nulla”

Grande carisma e bella presenza non bastano più. Jurgen Klopp, a Liverpool, vuole essere ricordato per i trofei e non per essere stato l’allenatore simpatico che faceva solo vedere bel gioco.

di Redazione Il Posticipo

Prendere un giovane allenatore vincente, portarlo in una piazza con un prestigio incommensurabile, portare tutto a ebollizione con un gioco estremamente frizzante ed offensivo, aggiungere giocatori straordinari quanto basta.. È questa la ricetta per il successo? Non ne si può essere sicuri. Si prenda il caso di Klopp, che a Liverpool sta raccogliendo diverse soddisfazioni per il gioco espresso e molti encomi per la sua personalità. Il problema è che non è questo il suo obiettivo, ma vincere titoli.

BENE MA NON BENISSIMO – L’ex allenatore del Borussia Dortmund è riuscito a centrare soltanto una finale di Champions nella scorsa stagione, la seconda della carriera, senza vincerne neanche una. La sua squadra ha ricevuto i complimenti da tutti gli angoli del globo con delle speciali menzioni per alcuni membri, specie quelli del tridente, ma dopo aver battuto non senza preoccupazioni la Roma in semifinale europea, ha perso la finale contro l’ultimissimo Real Madrid di Zidane e Ronaldo. Inoltre, il quarto posto in classifica dello scorso anno non ha dato enormi soddisfazioni.

DIVERTENTE – L’allenatore tedesco ha quindi chiarito i suoi progetti per il futuro. Ma non nel senso che si è abituati a dare in cronaca sportiva; non vuole cambiare squadra. Tra ‘buoni propositi’ di Klopp c’è quello di vincere e di vincere tanto con i Reds ma soprattutto, come riportato ai media ufficiali della Premier League, “nessuno vuole guardarsi indietro nei prossimi dieci o vent’anni e dire ‘i tempi migliori che abbiamo passato senza vincere niente sono quelli in cui c’era Klopp. È stato divertente’ e roba del genere…”. Klopp vuole vincere. Punto.

GIOCHI DI NUMERI E PAROLE –Se ci pensate, siamo forse nel nostro momento migliore degli ultimi anni, ma qualche altro club è nella stessa condizione e ha fatto gli stessi passi avanti […] Il problema è che se tu migliori del venti per cento non significa necessariamente che l’avversario diventi il venti per cento più debole”. La tifoseria merita un titolo e l’allenatore lo sa: pubblico e manager sembrano capirsi bene e il supporto non manca mai. Ma alla lunga il bel gioco non basta più. E dei secondi non si ricorda quasi mai nessuno.

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