La lunga strada di Emerson Palmieri: “Volevo lasciare il calcio”, ma oggi si gioca l’Europa League

La lunga strada di Emerson Palmieri: “Volevo lasciare il calcio”, ma oggi si gioca l’Europa League

La storia di Emerson Palmieri, uno degli emigrati di lusso del calcio italiano, si può arricchire di un momento indimenticabile a Baku. E prima del big match si è raccontato, spiegando come il cammino sia stato tutto fuorchè semplice.

di Redazione Il Posticipo

Dalla voglia di lasciare il calcio a giocarsi la finale di Europa League. La storia di Emerson Palmieri, uno degli emigrati di lusso del calcio italiano, si può arricchire di un momento indimenticabile a Baku, dove il suo Chelsea affronta l’Arsenal per sollevare il secondo trofeo continentale. E prima del big match l’italo-brasiliano si è raccontato a Goal, spiegando come il cammino per arrivare al top e alla nazionale (con Mancini che lo ha convocato per le prossime partite) non sia stato affatto semplice. Al punto di rischiare di mollare tutto.

LONTANO – Quando? Ai tempi delle giovanili. Emerson Palmieri dos Santos è di Santos e giocava…nel Santos. Ma questo non gli ha reso la questione più facile, anzi. Persino andare agli allenamenti sembrava un ostacolo insormontabile. “A volte volevo mollare. Mia madre mi portava agli allenamenti del Santos tutti i giorni. Abitavamo dall’altra parte della città e ci voleva un’ora per andare e un’altra per tornare. Arrivavo sempre tardi agli allenamenti e una volta ho detto a mia madre che non potevo continuare così. Ma lei mi ha risposto: No, da qui inizierà il tuo successo‘. Ora capisco perché fosse importante andarci”. Tutta quella fatica è già stata ripagata e potrebbe esserlo anche di più se a Baku ad alzare l’Europa League fosse il Chelsea.

MODELLI – Giocherà Palmieri? Il dubbio è sempre lo stesso, perchè sulla fascia sinistra c’è un altro ex della nostra Serie A, Marcos Alonso. Ma rispetto a lui l’ex romanista ha qualcosa a favore: l’età. A 24 anni si può sempre migliorare e lui stesso è d’accordo. “Non credo di aver ancora dato il meglio di me, anche se posso dire di aver giocato molto bene più di qualche partita. E provo anche a imparare dai miei errori, ho solo 24 anni…“. Imparare sì, ma da chi? I modelli sono tre. Anzi, quattro tutti brasiliani e…un solo terzino. “Ronaldo il Fenomeno, Ronaldinho e Roberto Carlos sono i tre giocatori che ho amato di più. Anche se è complicato essere come Roberto Carlos sui calci da fermo, con quel suo tiro che aveva…. Provo a imitare lui e Marcelo, voglio essere un mix tra i due, mettendoci la mia personalità“. Per cominciare a imitarli bene…converrà iniziare a vincere!

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