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La guerra, gli allenamenti per strada a Mosca e la solitudine a Ufa: la strada di Zinchenko verso la gloria

(Photo by Maja Hitij/Getty Images)

Diventare una stella agli Europei è un sogno per qualsiasi calciatore, ma per qualcuno rappresenta molto di più. Per chi ha avuto una vita complicata, scendere in campo nel torneo più importante della stagione è anche una rivincita a volte...

Francesco Cavallini

Giocare la fase finale di un Europeo è un sogno per qualsiasi calciatore, ma per qualcuno rappresenta molto di più. Per chi ha avuto una vita complicata, scendere in campo nel torneo più importante della stagione è anche una rivincita a volte persino insperata. Basterebbe pensare a Mendy, portiere del Chelsea, che nel 2014 era senza contratto e andava all'ufficio di collocamento perchè la sua carriera nel calcio che conta sembrava finita e il mese scorso ha vinto la Champions. O al fatto che nello stesso periodo uno dei protagonisti dell'Ucraina che si è appena qualificata ai quarti di finale si allenava da solo per le strade di Mosca dopo essere scappato dalla guerra nel Donbass. Oleksandr Zinchenko non dimentica quei momenti, ma come ha spiegato qualche tempo fa a ITVNews ne ha tratto la forza necessaria per diventare uno dei fedelissimi di Guardiola.

GUERRA - Tutto inizia a Donetsk, casa dello Shakhtar. Zinchenko gioca con le giovanili del club da quando è ancora un bambino, ma nel 2014 scoppia il conflitto tra i separatisti del Donbass e il governo ucraino. Una situazione che porta il giovanissimo calciatore (classe 1996) a fuggire in Russia con tutta la famiglia. Lo Shakhtar però lo vuole indietro e la sua situazione contrattuale lo costringe a rimanere senza squadra. E l'unico posto in cui allenarsi sono le strade della capitale russa. Una storia che lo ha reso quel che è."Quel periodo è stato il più difficile della mia vita, ma non puoi perdere i tuoi sogni. E per molto tempo non ne ho parlato perchè per me è molto difficile ripensarci e non sono neanche in grado di spiegare tutto quello che ho provato in quei momenti. Ma è una situazione che mi ha reso più forte. Da piccolo non avrei neanche mai sognato di giocare un giorno la finale di Champions League. Ma tutto è possibile". Così come lo è diventare una delle stelle della propria nazionale, andando anche a segno nel match contro la Svezia.

 LIVERPOOL, ENGLAND - FEBRUARY 07: A "No room for racism" sleeve badge is seen on the shirt of Oleksandr Zinchenko of Manchester City during the Premier League match between Liverpool and Manchester City at Anfield on February 07, 2021 in Liverpool, England. Sporting stadiums around the UK remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

UFA - Ma la strada è stata lunga. Quando nel 2015 Zinchenko trova una nuova squadra, la situazione è altrettanto complicata. Lo ingaggia l'Ufa, club del capoluogo della Bashkiria, praticamente sugli Urali, lontanissima (1500 km) da Mosca. Un'altra esperienza in grado di lasciare il segno, ma che alla fine si è rivelata la scelta giusta. Da lì l'ucraino ha spiccato il volo, andando prima al PSV e poi venendo notato dal City. "Ho lasciato la mia casa per andarmene a tantissimi chilometri di distanza. Vivevo da solo, avevo soltanto la mia squadra, niente genitori, nient'altro. Certo, tutti al mondo vivono momenti complicati, anche noi calciatori con gli infortuni o con altro tipo di problemi. Ma non puoi smettere di lottare, perchè è un impegno che hai con te stesso". E sognare di vincere gli Europei dopo aver vissuto tutto questo può diventare ancora più dolce...